La musica del mio picchio
È la piccola protagonista dei racconti di questo libro che ci coinvolge nelle sue avventure: gioca con un elefante invisibile, ha come amico il bastone del nonno, impara a scrivere in un codice segreto anche se inizialmente non le piace… È solo fra le righe che pian piano i lettori capiranno che la bambina è cieca. Non per questo, si lascia frenare e affronta le sue giornate con allegria e determinazione. Il libro è stampato con criteri di alta leggibilità e sul retro di copertina è presente un codice QR che dà accesso all’audiolibro realizzato dall’Unione Italiana Ciechi e Ipovedenti – Sezione Toscana.
Tessy Tela e il filo magico
C’erano una volta due sorelle poverissime molto diverse tra loro: Beatrice è allegra, solare e rispettosa della natura mentre Magnolia è arcigna, infastidita da tutto e sempre infreddolita. Mentre Beatrice cerca il modo di aiutarla, si imbatte in Tessy Tela, un enorme ragno che le dona un filo magico da trasformare in maglione per la sorella. Per Magnolia il dono diventa un’occasione di guadagno e sfruttamento. Ma non tutto andrà come si aspetta. Ci sono tutti gli ingredienti di una fiaba in questo fumetto divertente, dalle illustrazioni vivaci su uno sfondo nero molto azzeccato. E come in tutte le fiabe sarà il bene a trionfare mentre il male sarà punito. Intanto, fra le righe, un invito alla convivenza e al rispetto per l’ambiente e per tutti gli esseri viventi.
Voci migranti
Le storie raccolte in questo libro nascono da esperienze reali anche se le narrazioni sono state semplificate, rielaborate con cura e rese accessibili a un pubblico di bambini che, fra le pagine, incontreranno compagni di banco arrivati da lontano, ma anche piccoli che restano ad aspettare una mamma lontana. Parlare di migrazione con i bambini non significa solo spiegare un fenomeno sociale o politico. Significa offrire strumenti per comprendere l’alterità, per costruire empatia, e per contrastare pregiudizi e stereotipi. Le storie sono proposte in tre lingue: in italiano, nella lingua del protagonista (arabo, rumeno, francese) e in simboli. Questo ha permesso di rispettare e valorizzare i narratori originali, lasciando spazio alla loro lingua madre cui viene dato un giusto riconoscimento. Inoltre, molti piccoli lettori che cominciano a frequentare la scuola in Italia non conoscono ancora la lingua. La doppia lingua permette loro di non sentirsi esclusi e di iniziare a orientarsi con più fiducia tra parole e significati nuovi.
La panetteria
Quando la famiglia Lupo trasferisce la panetteria dalla città alla campagna, sperando che gli affari migliorino, scopre presto che i lupi non sono i benvenuti neanche lì. Nessuno viene al forno e anche provare a offrire assaggi di pane e focacce in piazza non dà risultati. Mentre stanno pensando di ripartire, il paese viene travolto da una violenta alluvione e anche i fornai non esitano a dare una mano e a sfornare pane per tutti. Dopo un’iniziale titubanza, si ritrovano finalmente accolti e accettati da tutti. Una bella storia di tolleranza e solidarietà accompagnata da illustrazioni in bianco e nero, realizzate a matita e carboncino.
Del buio non ho paura
“In questa casa si va e si viene. Nomi, volti, storie, etichette, libri, vestiti, scarpe entrano ed escono. Bambini e adulti […] non faccio mai domande tanto so anche quello che nessuno mi dice. Ho capito troppe cose. Anche se non ci sono arrivato subito. Papà in carcere, mamma al cimitero”. Un bel graphic novel che dà la parola a Leonard: cresciuto in una casa-famiglia, deve fare i conti con il suo passato e la vita esterna alla casa, la scuola, una ragazzina che gli piace. Gli autori hanno scelto di raccontare una storia che, pur se inventata, fa riferimento ai tanti bambini e ragazzi vittime di violenza assistita “figli che hanno perso la madre per mano del padre, bambini e ragazzi che hanno subito un lutto a causa di una ingiustificabile violenza ritrovandosi di fatto ad aver perso entrambi i genitori. Ogni storia è sempre una storia a sé. Io – dice Silvia Vecchini – ho voluto raccontare l’ombra lunga che la violenza può gettare sulla vita di chi sta crescendo”.

