Come se nulla fosse
“All’inizio non fu facile gestire quello che mi stava succedendo […] Tutto doveva procedere uguale, come se nulla fosse. In realtà, ero terrorizzata dell’ignoto, e soprattutto avevo paura di non riuscire a gestire la mia vita nel caso fosse precipitato tutto”. Dalla voce dell’autrice il racconto dei drastici cambiamenti che ha dovuto affrontare dopo che ha cominciato a perdere la vista da un occhio e a sperimentare sintomi fisici preoccupanti che si riveleranno quelli della neuromielite ottica, una patologia rara, potenzialmente invalidante e di cui poco si parla. Saprà reagire con decisione per continuare ad essere una donna forte e una mamma sempre presente.
Deforme
“Quando una società è abituata a non vedere persone disabili nelle storie, quella stessa società si abitua a non vederle nella vita reale […] Datemi una principessa su una sedia a rotelle. Datemi un uomo che batte in astuzia uno stregone cattivo non grazie alla magia ma perché vede il mondo in maniera diversa, per una condizione che gli permette di vedere al di là di sé e riconoscere la differenza nelle altre persone. Datemi storie in cui la differenza è sinonimo di un modo diverso di vedere il mondo e della consapevolezza che il mondo stesso può crescere grazie a questo punto di vista”. Amanda Leduc, ripercorrendo la sua esperienza di bambina, ragazza e poi donna con paralisi cerebrale, indaga con occhio critico queste narrazioni fondative della nostra cultura e i loro archetipi mostrando come bellezza e abilità fisica siano da sempre sinonimo di virtù, mentre i corpi non conformi vengono emarginati e sono meritevoli al massimo di una redenzione incompleta.
Diverrai diamante
Agata, Cristina, Francesca, Stefania, Zoe… sono solo alcune delle donne che si raccontano anche attraverso le fotografie che Sergio Santinelli ha selezionato per questo libro che, dice, “non è ad esclusivo appannaggio di donne con disabilità. È, e vuole essere, un libro per tutti. I diritti delle donne e i diritti delle persone con disabilità devono essere interesse di tutti […] Le storie delle donne che racconto attraverso il mio obiettivo fotografico, non sono storie di “eroi”. Sono donne che, dentro la propria condizione, hanno trovato la chiave di volta della propria vita per esserne finalmente e pienamente protagoniste”.
Andiamo oltre
Un libro denso, un intreccio di concetti e di riferimenti che si concretizzano poi attraverso la pedagogia istituzionale nell’incontro di realtà problematiche che richiedono interventi pratici e organizzativi. Pubblicato dopo la scomparsa di Andrea Canevaro, il libro raccoglie spunti, nodi cruciali, esperienze e riflessioni nel campo dell’educazione e dell’inclusione che hanno sempre mosso il suo agire, per ripensarli e promuoverli all’interno della nostra società. Come dice Emanuela Cocever “non è un libro sulle persone con disabilità. È un libro che fa riferimento alla realtà e di conseguenza è con, anche, persone con disabilità, che a volte entreranno in scena inaspettatamente. Abitiamo un unico mondo e la sua esistenza è nella pluralità”.
Dalla scuola al lavoro
Il lavoro è un elemento fondamentale nella costruzione dell’identità. Per un ragazzo o una ragazza con disabilità, in particolare, svolgere un’attività lavorativa significa avere la possibilità di condurre un’esistenza simile a quella di chiunque altro, di raggiungere la realizzazione di sé, la sicurezza, il successo. Significa uscire dall’isolamento, ma anche da quelle dinamiche assistenzialistiche a cui troppo spesso, invece, la persona con disabilità è soggetta. Ma, sostengono gli autori, è necessario partire dalla scuola, dalla valutazione reale della qualità dell’inclusione e dai principi metodologici, pratici ed etici a cui deve far riferimento per poi impostare un percorso di alternanza scuola-lavoro che valorizzi le differenze di ognuno. Tale percorso può risultare un grande arricchimento non solo per gli studenti, ma anche per lo stesso ambiente lavorativo.

