Il bambino stella
“Era solo un bambino e non sapeva di essere una stella. Poi qualcuno glielo disse. All’inizio il bambino ne era felice. Anzi, perfino orgoglioso. Essere una stella gli sembrava proprio una cosa buona. Ma la sua stella aveva una punta di troppo”. Ma cosa comporta quella punta in più? Cosa accade quando il simbolo cucito sul petto diventa più pesante e ingombrante di te stesso? Un albo illustrato rivolto ai più piccoli per raccontare ciò che a tanti piccoli e alle loro famiglie è accaduto veramente ma che lascia spazio alla speranza, alla bellezza e al diritto dei bambini ad essere felici.
La storia di Clara
È un coro di voci quello che accompagna la storia di Clara, bambina piccolissima casualmente sfuggita alla deportazione della sua famiglia. Sono voci dai registri diversi, che appartengono a chi le ha aperto il cuore e teso le braccia: una vecchia coinquilina, una suora, un soldato … persone diverse che hanno scelto, semplicemente, di restare umani. E così, di mano in mano, la bimba arriva a Nina che la accoglie, ormai salva, nella casa dei bambini e la stringe a sé mentre la piccola, che ha sempre sorriso a chi l’ha protetta, finalmente “piange, come una bambina non ha mai pianto. Piange tutte le lacrime d’Europa. Una lacrima per la Polonia. Una lacrima per la Francia. Una lacrima per le spiagge rosse della Normandia. Una lacrima per i campi rossi d’Ucraina. C’è anche una lacrima per la Germania. Una lacrima per i bambini. Una lacrima per i loro genitori. E il resto delle sue lacrime di bambina per la sua mamma. E io – che lei non ha mai visto prima, io che non riesco più a piangere – la prendo in braccio e le dico dolcemente all’orecchio: “Piangi Clara, piangi piccola Clara, puoi piangere quanto vuoi. Qui non ti può più succedere nulla, puoi piangere di giorno, di notte…e quando ne avrai la forza, anche sorridere”. Il libro è stampato con criteri di alta leggibilità che lo rendono accessibile a tutti.
Canti della Nazione Gorilla
“L’autismo è un modo di percepire il mondo, l’intero mondo della creazione e della conoscenza. La mia speranza è che più le persone autistiche avranno modo di conoscersi e di crescere, raccontando le proprie storie a beneficio di sé e delle altre persone, più esse troveranno il modo di condividere i propri talenti speciali con il mondo. Spero che saranno percepite integre come i mondi che percepiscono. Come tutti gli esseri umani e le altre persone non umane, non siamo solo parte di qualcosa di più grande, ma siamo anche esseri completi”. Un libro scritto in prima persona che accompagna passo dopo passo in un viaggio sofferto verso la consapevolezza di essere particolare, non semplicemente diversa. È stata la lunga osservazione e poi il contatto con i gorilla dello zoo cittadino che ha permesso all’autrice di rielaborare il passato e dare un nome alla sua ‘stranezza’ e accoglierla.
Sulla disabilitazione
“Questo libro vuole approfondire le ricerche delle scienze sociali che hanno contestualizzato il non conforme da una molteplicità di prospettive teoriche e di angoli prospettici, analizzando le modalità specifiche in cui la categoria «disabilità» è stata costruita e poi criticata, in tempi e luoghi differenti”. Tenendo come riferimento i disability studies, gli autori propongono un’introduzione storica sui modelli di disabilità, in particolare sul modello sociale elaborato dalle stesse persone con disabilità. Dopo un esame delle diverse discipline che si occupano del tema, vengono analizzate le intersezioni fra disabilità, genere e classe di appartenenza.
Dizionario di genere
Un dizionario tecnico che raccoglie 2417 lemmi, con l’obiettivo di rappresentare le questioni di genere nella loro interezza, ma anche con l’intento di usare le parole giuste per riconoscere fenomeni che individuiamo confusamente o che passano sottotraccia o non sappiamo contestualizzare. Uno strumento prezioso che censisce tutti i concetti che riguardano le disparità, gli orientamenti sessuali, le identità, i fenomeni politici, culturali, economici e sociali che causano questioni di genere e che non descrive solo gli stereotipi e gli svantaggi a carico delle donne, ma quelli a carico di tutte le soggettività marginalizzate e oppresse. Un patrimonio prezioso che “non intende essere un punto di arrivo, ma di partenza, il nuovo inizio di un linguaggio consapevole di sé e della sua forza, in grado non solo di registrare i cambiamenti in corso, ma di farsi mappa e bussola della rivoluzione di genere e dei generi che stiamo vivendo”.

