Il mio amico a testa in giù
Quando la sua insegnante le propone di essere la tutor di Lars, un nuovo alunno con la sindrome di Down, Amanda non sa cosa fare: teme di ritrovarsi isolata dai compagni, di dover assistere un ragazzo non autonomo e incapace di stare con gli altri. La realtà è molto diversa e le fa scoprire nuove modalità di relazione mentre crollano tutti i suoi pregiudizi. Nello stesso tempo scopre che Lars si ritrova vittima di uno spietato bullismo da cui inizialmente anche Amanda non sa allontanarsi e che travolge la loro amicizia. Ma con il passare dei giorni capirà come reagire e prendere posizione.


Lo sport come gioco e gratuità nell’impiego del tempo libero, occasione di incontro con altre persone e come esperienza gratificante. Sport rivolto anche alle periferie e alle situazioni di disagio, alla ricerca di percorsi di inclusione. Dopo una riflessione storica ed epistemologica gli autori propongono esempi di buone pratiche, di laboratori attivi insieme ad una riflessione sull’utilizzo dello sport nei vari contesti di dipendenza.
“… ho letto tante cose sulla mia famiglia, così ben scritte e accattivanti che quasi finivo per crederci anch’io […] ha fatto una cosa terribile in un momento di rabbia. Non penso sia giustificabile, non tutti si arrabbiano e uccidono. Lei lo ha fatto […] Spero che esca di prigiono e prima e che potremo stare ancora insieme. Anche se io sarò comunque grande e lei quasi vecchia”. Dopo l’arresto della madre, Rachele, insieme al padre e al fratellino, trova ospitalità presso una coppia di amici in un piccolo paesino dove tutti si conoscono e la sua storia suscita molte curiosità. Il suo desiderio di normalità e l’incontro con una coetanea diversissima da lei le aprono nuove prospettive per il futuro.
“Michela ama l’uovo sodo, la maionese e i tortelloni della nonna […] raccontare la sua storia è come fare un lungo pranzo. Ci sono tutti i suoi piatti preferiti, compresi i panini con la mortadella e la maionese, ma ci sono anche quelle pietanze che, diciamo la verità, mangiamo tutti perché fanno bene come verdure, cereali e legumi. Ci sono anche quelle cose che non sopporta, come il caffellatte […] il piacere di mangiare in compagnia non ti lascia mai, esattamente come Michela che soffre e non lo dice perché preferisce mostrarti la sua felicità. La stessa Michela che ti tiene sempre per mano, sa che così è lei a non cedere mai, mentre tu sai che lei sta bene. Michela è mia figlia e ha una forma di epilessia farmaco resistente aggravata da disturbi del comportamento”.
Liliana e Carla sono amiche per la pelle, abitano nello stesso palazzo e frequentano la stessa scuola. Fino al giorno in cui alla prima viene comunicato che non ci può più andare a causa della sua razza. Siamo a Milano nel 1938 e, attraverso la storia delle due bambine, anche i ragazzini più giovani possono ripercorrere gli anni del fascismo, delle persecuzioni e della seconda guerra mondiale.