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Autore: Annalisa Brunelli

La fioraia di Sarajevo

“Un giorno di febbraio del 1992, prima dell’inizio della guerra in Bosnia […] conobbi una fioraia di una certa età”. Dopo quel primo incontro, l’autore tornò a Sarajevo più volte e trovò la donna sempre al suo posto mentre intorno la devastazione e la sofferenza erano sempre più grandi. In assenza di fiori veri, aveva cominciato a vendere fiori di carta. Incuriosito dalla sua perseveranza, il fotografo le domandò a quale etnia appartenesse. “Mi rispose subito: ”Sono nata a Sarajevo”. Credendo di essere furbo, le chiesi quale fosse il suo nome. E lei mi disse qualcosa che annotai su un foglietto. La fotografai e ci salutammo. Più tardi chiesi a un amico se quel nome che avevo scritto era serbo, croato o musulmano. “Quale nome? – rispose – qui c’è scritto solo fioraia”. Avevo ricevuto la prima lezione”. L’albo racconta di altri incontri fino all’inevitabile scomparsa della donna. Ma è a questo punto che arriva la “seconda lezione: se non lasci alla guerra il potere di cambiare la tua identità e il tuo ruolo, allora hai vinto. Se muori, almeno sei rimasta quella che hai scelto di essere, perché l’identità è una scelta, non una casualità anagrafica, e sei riuscito a difenderla”.

Flon-Flon e Musetta

“Tutto il giorno Flon-Flon giocava con Musetta; ora da un lato del ruscello, da Musetta; ora dall’altro, da Flon-Flon. Ma una sera, leggendo il giornale, il papà di Flon-Flon disse: “Una brutta notizia! Presto ci sarà la guerra”. Il giorno dopo la guerra era arrivata”. E così, dopo la partenza del papà e la costruzione di una siepe di spine, i due piccoli amici furono separati perché stavano dalle parti opposte della guerra e non potevano farci nulla. “La guerra era troppo grande. Non ascoltava nessuno. La si sentiva andare e venire. Faceva un immenso rumore. Accendeva grandi fuochi. Distruggeva tutto”. Pubblicato nel 1995, vincitore del premio Andersen 1996, questo piccolo albo illustrato parla ai più piccoli donando loro speranza ma andrebbe letto anche da tutti gli adulti per farli riflettere.

Disabilità e relazioni sociali: temi e sfide per l’azione educativa

Come sostiene l’autore “al centro di questo libro c’è dunque la dimensione relazionale della disabilità, questione che intendo porre a chi si interessa al tema, a chi si prepara a lavorare o è già professionalmente impegnato in servizi educativi, istituzioni scolastiche, servizi sociosanitari. La relazione ci porta al centro della stessa professione e responsabilità educativa. Quando è in gioco la disabilità, infatti, si invocano spesso, norme, leggi, diritti, istituzioni, misure e strumenti specifici, destinazione di fondi, ecc., tuttavia, solo l’azione educativa ha come peculiarità propria e fondante la relazione. Si tratta dunque di una questione non certo teorica, ma con un impatto concreto e diretto sulle modalità attraverso cui viviamo la disabilità, sulle nostre azioni, sul lavoro educativo e pedagogico”. Una riflessione con l’obiettivo di costruire azioni educative centrate sulle persone, i loro rapporti e il loro futuro.

Quando tutto diventò blu

“La prima volta successe in treno di ritorno da Bologna. Non so cosa mi prese. Era come tremare tutta […] il cuore sembra impazzire … devi calmarlo … devi calmarti […] all’inizio il dottore ti fa prendere poche gocce … hanno un sapore buono di big babol … l’effetto è quasi immediato. Quando lo usi spesso l’odore ti nausea”. Un graphic novel, tutto sui toni del blu, che segue una ragazza alle prese con paure e attacchi di panico che cerca la strada per ritrovarsi e rialzare la testa.

Gossamer

“Attraverso il tatto raccolgono materiale: ricordi, colori, parole un tempo pronunciate, tracce di profumo e i più piccoli frammenti di suoni dimenticati. Recuperano pezzi del passato, lontano e vicino. Combinano questi elementi con molta attenzione, creando i sogni che alla fine introducono negli esseri umani”.  Gossamer significa impalpabile e impalpabili sono le piccole creature che nel corso della notte infondono alle creature loro affidate sogni sereni e densi di ricordi cercando di contrastare gli incubi e quindi i segni lasciati dalle sofferenze che sono stati costretti a sopportare. In bilico fra fantasia e realtà, con grande delicatezza l’autrice tratteggia la storia di un bambino allontanato dalla famiglia per sottrarlo ad un padre violento mentre la madre cerca di ricominciare da capo in attesa di poter riavere il figlio con sé.