Maritè non morde
“A sua figlia è stata imposta un’etichetta. Così mi dissero […] Mi avevano presentato Maritè prima come down e poi come figlia, senza che io avessi avuto il tempo di conoscerla […] In effetti la verità è che nessuno desidera un figlio down […] la sua caparbietà di bambina desiderosa di vita mi affascinava e mi rendevo conto di quanto siamo prevenuti tutti, me compresa. Noi schiavi del pregiudizio, della finta felicità”. La nascita della terza figlia cui viene diagnosticata la sindrome di Down cambia radicalmente la vita della madre che, in prima persona, racconta il suo lento percorso verso l’accettazione.
Racconti del buio
Dieci storie, diverse per genere e ambientazione, ma tutte accomunate dalla stessa condizione di buio totale in cui si muovono i protagonisti. Lo stesso buio che, in modo imperfetto, permette a chi vede di avvicinarsi e comprendere chi invece non può vedere. “Perché un non vedente dovrebbe cimentarsi con una materia come il narrare, che è in gran parte di marca visiva?”, si chiede lo stesso autore che poi spiega che l’ha fatto “per dimostrare, forse più a me stesso che agli altri, che la disabilità è sempre e soltanto relativa. Rispetto alla letteratura la mia disabilità è stata superata grazie alla letteratura stessa, per diventare in questo modo una disabilità del tutto ininfluente ai fini del risultato”.
In classe ho un bambino che….
Un testo chiaro nato con l’intento di fornire informazioni aggiornate sui DSA: partendo dall’analisi di casi concreti, gli autori esaminano i vari disturbi, suggerendo metodologie di intervento e riferimenti normativi.
Avventure semiserie delle mie gambe
Intervallata da un dialogo ironico con le sue gambe con cui non ha mai avuto un bel rapporto, la storia di una donna, della sua sclerosi multipla e delle risorse che ha messo in campo per non farsi abbattere.
Ascoltami
“Sono morta dentro e lascio fare; ho cominciato a morire da quando mi è sparita la voce. Che sensazione terribile essere viva rinchiusa in un corpo morto! […] Nonostante il mio aspetto capisco tutto, anche chi mi cambia sempre canale credendo che io non me ne accorga; voglio che si sappia che ho avuto un incidente e non una malattia e non mi va di essere trattata come una deficiente […] fino a qualche tempo fa ho trovato conforto solo nel buio e nel pianto ma non ne ho ricavato nulla; poi mi sono fatta coraggio decidendo che vivere era più importante di tutto il resto e ho smesso di considerarmi vittima di una situazione creata solo dalla malasorte. Ho iniziato a ridere, anziché a piangere, delle mie disgrazie pur avendo piena consapevolezza della loro entità”. Dopo un incidente, l’autrice si ritrova completamente paralizzata, senza la possibilità di parlare e con un solo occhio. Inizialmente chi la assiste non capisce che la sua mente è rimasta vigile e attenta. Del tutto casualmente, il personale si accorgerà che attraverso quell’unico occhio Maria ha la possibilità di comunicare. Da quando le è stato messo a disposizione un computer e un puntatore oculare, non ha più smesso di “parlare” e ha cominciato a tenere un diario che questo libro ci permette di conoscere.

