La differenziazione didattica per l’inclusione: metodi, strategie, attività
Come riuscire a proporre percorsi educativi e didattici efficaci per tutti gli studenti? Ne hanno bisogno gli studenti disabili e quelli con difficoltà di apprendimento ma anche chi è in situazione di disagio socioeconomico, i ragazzi stranieri. E’ necessario fare posto alle differenze affermandole, valorizzandole e facendone il centro dell’azione educativa. Convinto che vadano differenziati i percorsi educativi, l’autore propone modalità di attuazione e fornisce spunti di attività.
Orientamento nella realtà: attività di riabilitazione cognitiva in persone con traumi cerebrali
Questa nuova edizione rivista e aggiornata, propone numerose attività utili per migliorare le abilità linguistiche e cognitive di persone con lesioni cerebrali acquisite. Obiettivo degli esercizi presentati, coinvolgenti e ricchi di stimoli, è quello di riattivare funzioni cognitive perdute in seguito al trauma subito. Le schede sono raggruppate per specifiche attività e per difficoltà crescenti e permettono risposte sia verbali che grafiche a seconda delle potenzialità di ciascuno.
Apprendimento cooperativo personalizzato
Dopo una prima parte introduttiva di carattere teorico, il volume propone numerosi esempi di attività propedeutiche per formare i gruppi e favorire un clima cooperativo, esempi di attività cooperative semplici e complesse e molte schede per il lavoro in classe già utilizzabili.
Non solo occhi per crescere: vedere, guardare e comprendere
Partendo dal presupposto che non è solo il canale visivo che permette di interagire con il mondo, le autrici analizzano lo sviluppo psicomotorio dei bambini nei primissimi anni di vita tenendo conto delle specificità dei deficit visivi. Partendo dalle riflessioni, i dubbi e le richieste dei genitori, cercano di dare suggerimenti pratici per la gestione della vita quotidiana dei loro bambini con deficit visivi.
Il bambino che disegnava parole
“…quando ci hanno detto che nostro figlio era dislessico è stato un enorme sollievo poter dare un nome a quell’inspiegabile magma di cose che facevano male; per lui è stato l’inizio di una rinascita scoprire di non essere né stupido né pigro, ma solo dislessico, e per un attimo si è creduto che sapere ci avrebbe permesso di agire […] in casa editrice si aspettano risposte e consigli, è quello che chiedono tanti genitori alle prese, come me, con figli dislessici. Posso solo condividere le poche spiegazioni chiare a cui sono giunta incrociando le teorie scientifiche oggi più accreditate con l’osservazione quotidiana di mio figlio, sapendo che la ricerca sulla dislessia continua il suo multiforme e farraginoso lavoro. Spero di non deludere chi cerca ricette pronte all’uso. Sono convinta che la prima soluzione sia la conoscenza”.

