Vita al rallenty: viaggio attraverso la disabilità
“…nella cartella clinica l’infermiera annota che la paziente presenta la mancanza di consapevolezza del deficit: io direi piuttosto che evito di soffermarmi troppo sui miei limiti per andare oltre […] Ho scritto questo libro con lo scopo di dimostrare che gli ostacoli non sono nel mondo circostante, ma purtroppo spesso nella nostra testa […] la voglia è anche quella di condividere il percorso della mia riabilitazione o meglio rinascita, con chi vede i problemi o le barriere come insormontabili”.
Raccontami il mare che hai dentro: vivere con un figlio autistico
“Il mare è quel che vedo dentro di lui quando lo inseguo e scruto nei suoi occhi scuri come bottoni neri, quando cerco la sua anima, i suoi pensieri, quando faccio domande che si perdono nelle profondità di un oceano così buio da non lasciar vedere il brulichio della vita là in fondo, una vita in cui ogni suo pensiero è un pesce d’argento, ogni suo dolore un corallo rosso e il suo amore è acqua limpida e pura. Maledetti limiti della mia umanità che non mi permettono di parlare senza le parole, di sentire senza capire, di vedere nel buio del suo infinito.” La storia di una madre, e di una famiglia, alle prese con il proprio figlio cui viene diagnosticata una grave forma di autismo.
Operatori museali e disabilità: come favorire una cultura dell’accoglienza
Partendo dal presupposto che la partecipazione alla vita e alle attività museali è un diritto per tutti, il volume affronta il tema dell’effettiva accessibilità dei luoghi d’arte, sia per quanto riguarda l’abbattimento delle barriere architettoniche ma anche, e di più, per quanto riguarda le competenze relazionali di chi lavora a contatto con il pubblico.
Il ragazzo selvaggio: handicap, identità, educazione
“…l’handicap è il risultato di un’interazione fra l’individuo che presenta una difficoltà o un’infermità e le condizioni in cui si trova. Questa definizione sembra capace di corrispondere alle prospettive di ricerca delle identità degli handicappati attraverso le loro stesse produzioni e insieme a loro. E’ una definizione dinamica, e non insinua l’idea deformante che la storia del mondo possa definirsi in base alla presenza e alla scomparsa dell’handicap, e che gli handicappati siano il segno di un mondo da contrastare. Al contrario, gli handicappati sono presenze con cui capire il mondo, e le trasformazioni realmente possibili sono quelle fatte insieme, e non contro il loro modo di essere”.
Una foto ai pensieri
“Io nemmeno lo so come ho fatto. Come faccio. Sono rassegnata, più che altro. A un destino ineluttabile che ha travolto la mia vita. Non me ne faccio una ragione, ma vado avanti. Non sono capace di reagire diversamente. E non mi sembra ci sia nulla da ammirare. E’ semplicemente il mio modo di essere. Aspetto il treno e mi attacco a quel piccolo mucchio di ricordi che mi resta”. A distanza di qualche tempo, l’autrice ripercorre il cammino doloroso che ha portato in brevissimo tempo dalla malattia alla morte la sua bambina di tre anni.

