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I bambini ci guardano: una esperienza educativa controvento

Franco Lorenzoni
Sellerio
2019

“Tutto quello che abbiamo tra le mani nella scuola è straordinariamente bello. Bella è la letteratura e belle sono le lingue, le arti, l’architettura e la matematica. Bello il cielo e la terra, le scienze e il ragionare. Bello il muoversi con il corpo nei giochi […]. Se riconosciamo tutto ciò e coltiviamo con cura la possibilità di essere tramite di incontro tra i bambini e i ragazzi e tutta questa bellezza, scopriamo insieme quanto può essere appassionante conoscere e, ancor più, conoscere insieme […]. In un tempo in cui nel nostro paese il ruolo di chi insegna è fortemente sottovalutato e spesso vilipeso, l’accorgerci che forse, dalla nostra postazione all’interno della scuola pubblica di tutti, noi insegnanti, nel nostro piccolo, possiamo dare un contributo positivo alla costruzione di un futuro sensato di convivenza aperta, potrebbe nutrire e dare respiro e visioni al nostro mestiere”. Il resoconto dell’ultimo anno di scuola del maestro Lorenzoni, insieme diario delle attività e occasione di riflessione sull’insegnamento.

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La prima frase è sempre la più difficile

Wisława Szymborska
Terre di mezzo
2019

“…nel lessico quotidiano non ci soffermiamo su ogni parola e tutti usiamo espressioni come “il mondo normale”, “la vita ordinaria”, “il normale corso degli eventi” … ma nel linguaggio della poesia, che soppesa ogni parola, nulla è consueto o normale. Non una singola pietra, né una singola nuvola sopra di essa. Non un giorno, né la notte che segue. E soprattutto, non una singola esistenza, l’esistenza di nessuno su questa Terra. Sembra che i poeti avranno sempre il loro bel daffare”. Cosa sono i poeti? Cosa si intende per ispirazione? Una riflessione della grande poetessa polacca accompagnata da illustrazioni evocative.

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Detroit. Viaggio nella città degli estremi

Giuseppe Berta
il Mulino
2019

Che cosa rimane di una città che nella prima metà del ‘900 ha avuto uno sviluppo industriale enorme cui è seguito un declino lento ma inarrestabile? Come diventano i suoi luoghi e le sue persone? Detroit nel 1950 aveva quasi due milioni di abitanti, oggi ne ha 673.000. Rimangono strutture industriali enormi e abbandonate, rimangono 300.000 appartamenti vuoti. Il suo declino non è nemmeno paragonabile a quello di Torino che per certi versi ha avuto uno sviluppo simile. Oggi Detroit cerca un rilancio puntando sia su un nuovo sviluppo economico che sul piano culturale attraverso un panorama artistico in espansione e l’attivismo sociale dei cittadini. E tutto questo in una città che ha rappresentato l’idea americana di sviluppo (l’apoteosi dell’industria manifatturiera a cui si contrappone oggi la ben più dinamica economia digitale) ed è stata attraversata da tante lotte sociali, da quelle dei sindacati a quelle dei diritti civili dei neri che oggigiorno rappresentano l’82% della popolazione urbana.

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Un altro sostegno è possibile: pratiche di evoluzione sostenibile ed efficace

Andrea Canevaro e Dario Ianes (a cura di)
Erickson
2019

Partendo dal presupposto, già dichiarato nel titolo, che sia possibile organizzare non una sola ma varie forme di sostegno ai percorsi inclusivi di tutti gli alunni, gli autori propongono una riflessione sulle possibili pratiche di inclusione anche attraverso l’analisi di un’altra figura chiave che opera sia all’interno della scuola che fuori, quella dell’educatore.

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Malintesi

Bertrand Leclair
Quodlibet
2019

 “Papà non tollerava la sordità, non tollerava che la sua parola di padre si scontrasse contro un muro, che a differenza degli altri figli non lo pervadesse spontaneamente per fecondarlo, e non era capace di immaginare che ci sono altri modi di comunicare, di condividere, a parte la parola. I gesti, ma anche il corpo tutto, lo sguardo, il tatto… Il muro che lo separava da Julien gli risultava tanto più intollerabile perché era un muro invisibile”. Un intenso romanzo che, mentre racconta la storia di Julien, delle sue sofferenze e del disagio provocato dalla sua sordità nella famiglia, permette di riflettere anche sulla storia dei sordi e sulle lunghe battaglie a favore o contro la lingua dei segni. E che si chiude con la speranza “che i figli riescano un po’ meglio di noi a vivere sotto un cielo vuoto, noi che ci siamo liberati dalle catene delle superstizioni religiose, ma siamo ancora chiusi in noi stessi. Sperare che i nostri figli diventino bilingui, forse, che imparino a parlare l’amore… […] avrei provato a parlare della maledizione atavica che pende sulle famiglie, se non a rimuoverla almeno a smoverla un po’, maledizione che non può dipendere dalla sordità come la benedizione della vita non dipenderà mai dalla capacità di esprimere il mondo con la voce, ma dall’intelligenza del cuore. Nella speranza di riuscire un giorno ad articolarne la lingua, almeno a momenti – riuscire a sentirci gli uni con gli altri, senza pregiudizi su ciò che dovrebbe essere solo un mezzo per riuscirci”.

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Canguro Papini

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