Io sono Michel Petrucciani
“La musica per me è gioia, forma, voglia di vivere, danza […] la mia vita è un labirinto che brulica di desideri e ambizioni, fatiche e sogni. Con la mia musica voglio divertirmi ma anche toccare il cielo […] sono un musicista d’azione, non compongo a tavolino. Sono un pittore, mi siedo al piano e cerco note, accordi…è come prendere una tela e tratteggiare: io scarabocchio, mi faccio trasportare da ciò che faccio e vado avanti”. Nato nel 1962, affetto da osteogenesi imperfetta, morto a soli 36 anni, Petrucciani è stato uno dei più grandi jazzisti di tutti i tempi e questa graphic novel ne racconta la storia ai ragazzi.


“Si può, anzi si deve, anche con i più giovani, rielaborare quanto è successo “laggiù”, quel “laggiù” che non è solo in Germania, ma anche nell’ambito del comportamento delle persone. La cosa ancora esiste, sobbolle, o minaccia, e comunque non è finita”. Con queste parole David Grossman invita ad utilizzare questo bello strumento che raccoglie storie, foto, brani di diari, materiale inedito sui ghetti di Lódz e di Terezín insieme a tanti suggerimenti. Un importante punto di partenza per imparare la convivenza e l’accettazione dell’altro insieme ai valori di base che faranno dei ragazzi dei futuri cittadini.
Vincitore della sesta edizione del Silent Book Contest, intitolato a Gianni De Conno, l’albo conduce i lettori alla scoperta del lavoro di una squadra di operai addetta alla progettazione e alla realizzazione delle stelle. Li vediamo mentre elaborano progetti, prendono misure, scelgono materiali e passano poi all’assemblaggio e infine alla sistemazione nel cielo e all’accensione di milioni di stelle.
Ultima uscita per la trilogia che vede tra i protagonisti due fratelli, Auguste e Cesarine, con sindrome di Asperger. I ragazzi, rifugiatisi su di un’isola nascosta, seguono con crescente apprensione gli sviluppi del processo messo in atto dai potenti nemici della Lega degli Autodafè per il controllo delle comunicazioni e delle persone. Saranno proprio loro, insieme a pochi coetanei, a trovare la strada per sconfiggerla definitivamente, soprattutto grazie alle intuizioni della bambina e alle diverse capacità di ciascuno dei ragazzi.
“Il dolore non è una cosa che si misura. Non è una quantità che può essere contenuta in una confezione sterile, in un’incubatrice o in una camera iperbarica. Il dolore non finisce, si nutre di se stesso e si rigenera. E’ come l’amore. Dolore e amore: ne avevo pieni i polmoni […] mi chiedevo se il dolore fosse terapeutico. Cura qualcosa, il dolore? L’hanno mai usato per guarire, il dolore? E di quanto dolore c’era bisogno per guarire da tutto quel male? Cure palliative rendeva meglio l’idea […] Era l’amore, figlio mio, solo l’amore la cura palliativa”. Dalla voce del padre, la storia di un bambino piccolissimo, della sua vita troppo breve e dell’amore dei suoi genitori.