A scuola è il respiro del mondo
“Tutti gli alunni sono diversi e a tutti deve essere possibile arrivare all’espressione delle proprie capacità e potenzialità, di qualunque grado e misura esse siano”. Il nostro modo di pensare la scuola è infatti il nostro modo di pensare il mondo. La funzione che attribuiamo alla scuola e ai servizi educativi è una cartina al tornasole che evidenzia qual è la nostra idea del rapporto fra gli adulti e i più giovani. Impegnarsi per rendere l’apprendimento il più possibile accessibile a tutti gli studenti è l’aspetto concreto di una visione sociale in cui la scuola si fa realmente inclusiva, capace di offrire percorsi calibrati sulla consapevolezza che l’eterogeneità è il fondamento del gruppo classe. Se, come è scritto nel Talmud, il mondo non si regge che sul respiro dei bambini che studiano, l’esperienza a scuola deve essere viva, aperta, feconda e significativa per tutti gli allievi. E la lezione come cambia in una scuola inclusiva e accessibile?
Le pagine di questo libro sono uno strumento necessario per pensare alla scuola e al mondo in termini di accessibilità, premessa indispensabile per sentirci tutti inclusi.


“Guardare la realtà attraverso le storie, tenere accesa la curiosità verso la diversità e l’unicità delle persone, tutte, italiane e straniere, aiuta ad immaginare punti di vista nuovi, aiuta a vedere l’invisibile. C’è bisogno, certo, di leggi e di politiche chiare, di risorse, di manutenzione e costante rammendo e bisogna aver cura e accompagnare i tentativi reali di integrazione. Ma c’è bisogno anche di coltivare visioni, di immaginare un futuro possibile […] servirebbe una “grammatica dell’integrazione” che insegni a costruire il senso del possibile, che aiuti a scegliere i materiali e le tecniche utili per coltivare visioni. Per chi lavora con le nuove generazioni è quasi obbligatorio coltivare il principio speranza: non smettere di provare a fare il mondo come dovrebbe essere”. E per fare questo possono essere utili anche strumenti inusuali, calzature, copricapi, figurine dei calciatori che l’autore presenta raccontando percorsi e progetti per una convivenza possibile e necessaria.
Cosa fa un bimbetto con le ali, solo soletto, circondato da un paesaggio arido e spoglio? Ma ecco che un omone con la testa a stella e capace di volare lo condurrà ad esplorare la notte e le sue meraviglie. Lo riporterà al luogo di partenza con un fiore e l’implicito invito a riportare la bellezza sulla terra.
Liberamente ispirato alla storia personale dell’autrice, madre di un ragazzo con disturbi dello spettro autistico, il romanzo ripercorre la storia di una coppia e del loro bambino, da quando la diagnosi cambia la vita di tutta la famiglia costringendoli a fare i conti con una realtà difficile e la necessità di cambiare il proprio punto di vista.
“La musica per me è gioia, forma, voglia di vivere, danza […] la mia vita è un labirinto che brulica di desideri e ambizioni, fatiche e sogni. Con la mia musica voglio divertirmi ma anche toccare il cielo […] sono un musicista d’azione, non compongo a tavolino. Sono un pittore, mi siedo al piano e cerco note, accordi…è come prendere una tela e tratteggiare: io scarabocchio, mi faccio trasportare da ciò che faccio e vado avanti”. Nato nel 1962, affetto da osteogenesi imperfetta, morto a soli 36 anni, Petrucciani è stato uno dei più grandi jazzisti di tutti i tempi e questa graphic novel ne racconta la storia ai ragazzi.