Imparando da mia figlia
Kittay è una delle voci più autorevoli nell’elaborazione dell’etica della cura e, in questo volume, offre il punto di vista privilegiato di una madre a partire dalla sua relazione con la figlia Sesha, una donna con disabilità intellettiva grave. Intreccia la componente autobiografica con il rigore critico dell’indagine filosofica per fondare una teoria della cura, mettendo in luce come la disabilità, e in modo emblematico quella intellettiva, può riorientare il dibattito sulla condizione umana. Gli esseri umani vivono in condizioni di dipendenza reciproca e attraverso un corpo vulnerabile e mutevole ma la dipendenza può diventare principio generativo di convivenze e responsabilità.


“Questo libro è per chi si trova nella parte sbagliata, per chi prova a fare la cosa giusta, per chi ha un dubbio, per chi se ne va, per chi si ritrova”. L’albo, senza bisogno di parole, propone per ciascuna doppia pagina due immagini che offrono una diversa prospettiva, un’interpretazione alternativa della realtà, separando quello che potrebbe essere da ciò che siamo abituati a vedere. Uno stimolo a spostare lo sguardo oltre la banalità e l’apparenza delle cose, per farci protendere e sperare in un mondo migliore, dove ogni cosa è sempre al suo posto.
Porfirio è un leone sempre affamato e goloso di panini: la giungla non offre più molte possibilità per saziare la sua fame e l’unica soluzione è andare in città. Ma per raggiungerla è necessario un travestimento adeguato. Qualcosa però non va per il verso giusto e i numerosi tentativi di sfamarsi lasciano Porfirio con la pancia vuota. Sarà necessario un piano perfetto per togliersi dai guai e dovrà farsi aiutare da un improbabile coccodrillo. Una storia divertente stampata con font Prima graphic e criteri di alta leggibilità che la rendono accessibile anche a chi ha difficoltà di lettura.
“La mamma dice sempre che sono il suo piccolo koala. Papà non è della stessa idea, pensa che io sia il suo topolino”. Una storia buffa e divertente costruita sulle espressioni che gli adulti usano per rivolgersi ai bambini. E così il piccolo protagonista diventa ghiro, pulcino, scimmietta… ma quando è troppo è troppo anche per lui che rivendica con energia la sua identità di bambino”.
“Marione aveva deciso che così non si poteva più andare avanti e che bisognava mettere in ordine il mondo”. E così comincia a separare i numeri pari da quelli dispari, le cose quadrate da quelle tonde, il bianco dal nero, le parole piane da quelle sdrucciole…. Anche di notte sogna di riordinare tutto! Quando comincia a pensare di separare gli uomini dalle donne, trova chi è in grado di fermarlo.