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Autore: Annalisa Brunelli

La casa di Pine Island

Fiona, Marlin, Natasha e Charlie hanno sempre vissuto in giro per il mondo con i genitori che muoiono improvvisamente. Non sarà facile trovare qualcuno disposto ad accoglierle tutte e quattro ma finalmente una zia le invita a raggiungerla in Canada dove vive in una casa immersa nella natura vicino ad un piccolo villaggio. Siamo solo all’inizio del romanzo e le sorprese non mancheranno: al loro arrivo le ragazzine scoprono che la zia è morta e ha lasciato disposizioni perché la casa sia loro. Ma come potranno cavarsela da sole senza che l’intervento dei temutissimi servizi sociali possa separarle? Piene di risorse riusciranno ad architettare un piano che, con il coinvolgimento di uno scorbutico vicino e della preside della scuola, dovrebbe proteggerle.

A nessuno piace Jonna

Jonna va male a scuola, è sciatta e non ha amici. Sua sorella Miriam invece è bella e brava, eccelle in ogni campo ed è portata ad esempio da tutti. È Jonna che descrive la fatica che fa ad affrontare le giornate che non le riservano mai niente di positivo. Nessuno si è accorto che è dislessica e che le sue difficoltà scolastiche potrebbero essere superate. Il continuo confronto con la sorella la esaspera e la induce a fare cose di cui subito dopo si pente amaramente. Scoprirà pian piano che anche la sorella non è contenta dell’immagine che genitori e insegnanti hanno di lei, vorrebbe sentirsi libera di sbagliare ogni tanto e di non essere sempre così perfetta. E così piano piano le due sorelle si scoprono e ritrovano un affetto reciproco di cui si credevano incapaci.

Cronorifugio

L’inaugurazione di una clinica del passato che accoglie chi ha perso la memoria, è l’occasione per ripercorrere la storia e riflettere sul senso del tempo. “Si profila un tempo in cui sempre più persone vorranno nascondersi nella loro grotta e tornare indietro. E non da una bella situazione, in ogni caso. Dobbiamo essere pronti con rifugi antiaerei del passato. Chiamali pure, se vuoi, “cronorifugi” […] per chi è stato abbandonato dalla memoria […] non è il passato un paese straniero ma il presente, il passato è la loro patria.. L’unica cosa che possiamo fare in questo caso è creare uno spazio in sincronia con il loro tempo interiore […] quanto possa essere una cura, e se ripari i neuroni, non so dirlo. Ma queste persone conquistano il diritto alla felicità, al ricordo della felicità per essere precisi”.

Gabbie

Siamo a Torino nel 1879. All’Accademia delle Scienze si discute se assegnare un premio a Darwin e il dibattito è molto acceso. Fra i luminari raccolti intorno al direttore c’è chi lo considera un precursore e chi invece un eretico da isolare. In silenzio, fra le mura dell’accademia si muove Stefano, il nipote del direttore, che lo zio ha fatto uscire dal manicomio dove i genitori l’avevano rinchiuso. Una morte improvvisa e misteriose sparizioni porteranno i più ad indicarlo come il colpevole ideale ma sarà proprio Stefano con la sua capacità di osservazione e l’aiuto di una piccola amica a risolvere il mistero. Il libro inaugura una nuova collana che prevede la presenza di un QR code per poter ascoltare la storia.

Preghiere illustrate dal Corano per bambini sordi musulmani

“Per i bambini sordi è molto difficile imparare una lingua nuova, l’arabo classico, con cui dovrebbero pregare, mentre stanno ancora faticando per padroneggiare qualche parola di italiano e della loro lingua madre parlata in casa” – dice la curatrice di questo piccolo libro che offre una selezione di brevi testi per sostenere le mamme nell’’educazione religiosa dei loro bambini privi dell’udito. Un lavoro prezioso e accurato con illustrazioni semplici e chiare così da trasmettere il messaggio anche attraverso il canale visivo e che ha avuto necessità anche di inventare segni nuovi perché nella lingua dei segni italiana mancano termini religiosi musulmani. Una lunga ricerca che ha portato ad utilizzare anche alcuni segni arabi perché “la lingua è parte fondamentale della cultura di un popolo e che l’accettazione del diverso passa anche attraverso la valorizzazione della sua lingua madre”.