Viaggio nella costituzione
Quando le maestre annunciano che verrà fatta un a lezione sulla Costituzione, i bambini sbuffano pensando ad una cosa noiosa. Poi in classe arriva Angela, una donna cieca che li invita ad una gita nel quartiere. È l’occasione per Diego e la sua classe, per ripercorrere i punti fondamentali della nostra Costituzione che parla di cose concrete: per strada, in classe, ai giardini pubblici, dal fornaio, in piazza o di fronte a un monumento, tutto è regolato dalla nostra Carta dei diritti.


“Sei fuori, ti dicono, quando invece sei chiuso dentro una gabbia che nessuno ha voglia di aprire. Sei strano, ti dicono, non sei come gli altri”. Bea ha tredici anni, è timida, brava a scuola, amante dei libri e, in particolar modo, delle storie di paura, isolata dai compagni che la considerano una secchiona. Così cerca di essere invisibile poi in classe arriva un ragazzino con disabilità, Glauco, esuberante e scintillante come il suo nome. “I suoi genitori lo portavano dappertutto, senza paura […] non volevano aggiustargli il mondo intorno, no, volevano solo insegnargli un pochino come muoversi nel mondo. E volevano che noi ragazzi dessimo una mano”. E per Bea le cose cambiano, comincia a farsi domande, a guardarsi intorno e a prendere posizione.
“A trentanove anni ho scoperto di non sapere chi fossi realmente […] la diagnosi è stata per me una liberazione, finalmente ho capito perché fin a quel momento mi era sembrato di vivere su un altro pianeta […] essere riuscito a dare un nome al mio modo di essere mi ha dato la possibilità di rientrare in contatto con la persona che sono sempre stato ma che, per timore di essere rifiutato, ho costantemente cercato di nascondere”. L’autore, partendo dalla sua esperienza, racconta l’autismo facendo emergere le difficoltà vissute in prima persona, le crisi che ciclicamente intervengono, le loro cause e conseguenze, l’incapacità di comprendere un mondo strutturato e regolato da e per persone neurotipiche.
Una riflessione sull’inclusione lavorativa e sulla contraddizione che la rende “quasi un ossimoro, ossia la reale sostenibilità del processo inclusivo in un ecosistema aziendale spesso pervaso da ideali che premiano la competitività e misurano con strumenti standardizzati il valore della persona in base alla sua produttività”. L’autore suggerisce un superamento del concetto di inclusione, proponendo di sostituirlo con quello di “convivenza delle differenze” che mette al centro la persona e invita ad affrontare le criticità strutturali di un sistema basato sulla disuguaglianza e a pensare la differenza come normalità.
La storia di tre donne accomunate dalla sordità che si trasmettono da madre a figlia: Rosa nata durante il fascismo e adottata da una famigli poverissima solo per il sussidio che veniva concesso per la sua accoglienza. Considerata priva di intelligenza, impara da un incontro casuale ad esprimersi con i segni. Costretta a sposare l’uomo che l’ha messa incinta, crescerà la figlia Laura insegnando anche a lei a segnare nonostante la proibizione del marito. Da Laura nascerà Francesca, anch’essa sorda ma cresciuta nella libertà di poter usare i segni per comunicare con gli altri. Un romanzo, nato anche dall’esperienza personale dell’autore, che cerca di farci capire la diversità dell’essere sordi, la fatica del comunicare con codici non sempre accettati e conosciuti, dove ogni giorno bisogna trovare la strada per ascoltare e farsi ascoltare.