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“Ho preferito che non si sapesse che sono epilettico […] è una malattia troppo strana, e col fatto che in ogni momento puoi cadere a terra contorcendoti e sbavando, mi sono vergognato: tanto cosa cambia, con la terapia che funziona crisi non ne ho avute più! Mi ha preso la paura che da quel momento in poi tutti mi avrebbero guardato come un diverso […] continuo a far finta che la malattia non cambi nulla e che tutto sia esattamente come prima, quando so benissimo che non può essere così”. Cesare, quindici anni e tante domande su se stesso e i cambiamenti dell’adolescenza, si trova all’improvviso a fare i conti con crisi epilettiche che lo lasciano confuso e ancor più in difficoltà con se stesso e gli amici. Un bel romanzo che affronta con delicatezza un deficit che non si vede ma di cui si ha ancora paura.

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