L’infilatrice di lacrime

“Le cercava dovunque e ne trovava dappertutto. Le raccoglieva a mani nude, con cura. E le infilava una ad una”. Una bimba e una collana che inanella dolori, emozioni e nostalgia. Una storia per immagini sulla vita e sulle circostanze dell’esistenza umana, sulle impronte che inevitabilmente lasciamo o su quelle che gli altri ci lasciano.

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Vincent e Theo

“Da tanti punti di vista c’è una reale simpatia tra me e te e mi sembra, Theo, che tutte le mie e le tue traversie non debbano essere invano”, scriveva Vincent Van Gogh il 18 luglio 1882. Aveva poco meno di trent’anni, quattro in più dell’amatissimo fratello Theo. Nessuno dei due avrebbe raggiunto i quaranta. Attraverso un lungo e attento studio delle numerosissime lettere che i due si sono scritti, il romanzo ripercorre la loro storia e il fortissimo legame che li univa, dall’infanzia nella piccola canonica di Zundert fino agli ultimi, difficili anni di Parigi e di Arles mentre sullo sfondo si muove la comunità artistica della fine dell’Ottocento.

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Momo & Lily

“Momo non sapeva che cosa fosse una palla, né come afferrarla”, era troppo goffo per i castelli di sabbia e incapace di nuotare con il salvagente. Lily, inizialmente felice di avere un nuovo compagno di giochi, anche se molto diverso da quello che si aspettava, non sa più cosa fare… “come avrebbero potuto giocare insieme? Lily sapeva che le sarebbe venuto in mente qualcosa…doveva solo pensare bene”. La bimba non si arrende e così scopre che “Momo sapeva fare cose che nessun altro sapeva fare. Momo divenne il miglior compagno di giochi del mondo”.

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Un cane per Mimma

“Mimma adorava i cani. Desiderava averne uno di qualsiasi tipo”. Così quando si imbatte in una palla di pelo lo porta a casa con sé e in breve i due diventano inseparabili. Ma quando il veterinario si accorge della vera natura dell’animale lo fa rinchiudere in gabbia. Si sa, gli orsi sono molto pericolosi! Ma non sempre gli adulti hanno ragione…

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Paolino, spirito guerriero

“Paolino è un indiano pieno di talento, spirito guerriero è il suo nome da combattimento”, tutti lo temono, compie imprese incredibili finchè non sente la voce della mamma che gli chiede conto di quello che sta combinando…

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La bambola brutta: storia di Eloisa partigiana

Quando un amico del padre lontano le porta da parte sua una bambola, la piccola Eloisa la osserva perplessa. La bambola “era grande, non tanto bella. Appariva sbiadita e vecchia […] ma sentì a un tratto che voleva bene alla lunga vecchia bambola, sola e dimenticata”. Dalla penna di Renata Viganò un racconto perché anche i bambini conoscano la Resistenza e sappiano che a tanti dei loro piccoli coetanei dell’epoca era chiesto di farne parte attiva.

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28 storie per ridere

Panini all’uvetta, cammelli intelligenti, uccelli ingordi, una bicicletta verde… sono solo alcuni dei protagonisti di questa raccolta di brevissimi racconti, ironici e dalle conclusioni spesso inaspettate.

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Malintesi

 “Papà non tollerava la sordità, non tollerava che la sua parola di padre si scontrasse contro un muro, che a differenza degli altri figli non lo pervadesse spontaneamente per fecondarlo, e non era capace di immaginare che ci sono altri modi di comunicare, di condividere, a parte la parola. I gesti, ma anche il corpo tutto, lo sguardo, il tatto… Il muro che lo separava da Julien gli risultava tanto più intollerabile perché era un muro invisibile”. Un intenso romanzo che, mentre racconta la storia di Julien, delle sue sofferenze e del disagio provocato dalla sua sordità nella famiglia, permette di riflettere anche sulla storia dei sordi e sulle lunghe battaglie a favore o contro la lingua dei segni. E che si chiude con la speranza “che i figli riescano un po’ meglio di noi a vivere sotto un cielo vuoto, noi che ci siamo liberati dalle catene delle superstizioni religiose, ma siamo ancora chiusi in noi stessi. Sperare che i nostri figli diventino bilingui, forse, che imparino a parlare l’amore… […] avrei provato a parlare della maledizione atavica che pende sulle famiglie, se non a rimuoverla almeno a smoverla un po’, maledizione che non può dipendere dalla sordità come la benedizione della vita non dipenderà mai dalla capacità di esprimere il mondo con la voce, ma dall’intelligenza del cuore. Nella speranza di riuscire un giorno ad articolarne la lingua, almeno a momenti – riuscire a sentirci gli uni con gli altri, senza pregiudizi su ciò che dovrebbe essere solo un mezzo per riuscirci”.

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La gamba di legno di mio zio

Avventure per mare, zii un po’ corsari che tornano dopo tanti anni con belle storie da raccontare, un bambino dalla spiccata immaginazione e anche, tra le righe, storie di migrazione e di sopravvivenza. E’ la Storia grande dentro le storie piccole che le parole e le immagini del romanzo propongono ai piccoli lettori. E’ la magia del racconto, la trasmissione (anche e spesso orale) di una memoria condivisa, il racconto delle origini e del passato. Come dice l’autore “a ispirarmi, in questo caso, sono state le storie che ho ascoltato da bambino nella mia famiglia. Erano tutti dei grandi narratori orali, e avevano un istintivo senso dell’avventura, forse anche perché le storie che raccontavano erano vere, per quanto le condissero ogni tanto con delle digressioni fantastiche. Ho sempre creduto che siamo i libri che abbiamo letto. È la materia di cui è fatta la nostra voce. […] Sono loro che ci hanno educato a un’idea di libertà. È sempre un gioco di specchi, di rimandi, di passioni. Tutto è sempre contaminato: la propria esperienza, quella degli altri, una frase o parola che per noi risuona in un certo modo… e poi la musica. La musica che abbiamo ascoltato, quella che vorremmo riprodurre scrivendo”.

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Che cos’è una sindrome?

Che cos’è una sindrome? Una domanda cui cerca di rispondere questo bell’albo, proponendo per ogni doppia pagina una parola o una brevissima frase accompagnata da una grande illustrazione. E quindi scopriamo che una sindrome può essere una crisi, un disordine, una salita ma anche un colore, una storia in comune, una casualità, qualcosa di unico. Ma soprattutto qualcosa che ci riguarda. Tutti.

 

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