La nota che mancava
“E’ un tempo così, questo. E’ un tempo dove la gente sta dentro casa per paura di qualcosa che spesso neppure vede … E’ un tempo dove ti ritrovi i morti dappertutto … E se quello che senti … quello in cui credi finisce e muore pure lui, significa che non valeva granché […] le hai viste le facce stasera mentre suonavi questo coso? Io sì. Sarà pure stupido, ma è stupido tutto … è stupido questo tempo. E questa guerra è stupida. E’ tutto molto stupido. Ma come ci ha detto Carla quando è venuta a invitarci alla festa: “E poi che c’è rimasto se non questo?”. Dobbiamo difenderlo, Marisa. Lo devi difendere. Può servire. Serve”. E’ la voce di un organo portatile, ritrovato da una ragazzina in mezzo ai boschi, che racconta di donne e ragazzi, dell’inverno del ’43 quando i tedeschi facevano stragi fra i poveri villaggi delle montagne. Ispirandosi ai racconti orali da lui raccolti, Saccucci racconta dei piccoli gesti di resistenza compiuti da gente comune che desidera la libertà e una vita migliore e pur di ottenerla è disposta a rischiare tutto, anche la vita.
A Said piaceva il mare
Ultima uscita per la collana Parimenti che vede un gruppo di lavoro composto da persone con disabilità e non impegnate a tradurre in simboli classici della narrativa rivolti anche a giovani adulti con difficoltà di lettura e di accesso ai codici tradizionali. Questa volta la collana sceglie, invece di un classico, un inedito che l’autore ha deciso di pubblicare solo nella versione in simboli. Cinque racconti che hanno come protagonisti degli adolescenti. Alcuni sono in viaggio, o meglio in fuga dal loro Paese, altri sono innamorati ma troppo timidi per dirlo al mondo. Ragazzi con genitori complicati che vivono, a causa loro, vite in bilico o ragazzi così diversi da sentirsi sul collo, con paura, il giudizio costante degli altri.
Contromano
“Victor è disorientato. Gli capita di cominciare a parlare prima di ricordarsi che Yazel non può sentirlo. Su sente messo in disparte, anche se è consapevole che sarebbe ingiusto darne la colpa a Yazel. Semmai è lei che dovrebbe sentirsi esclusa […] La sua sordità è per lui qualcosa di totalmente sconosciuto, che gli provoca nuove paure e sentimenti contradditori. Vorrebbe considerarla come qualunque altra persona, ma nello stesso tempo teme che Yazel si senta trascurata se lui non dovesse tenere conto delle sue difficoltà”. Victor è l’ultimo figlio di un uomo che ne vorrebbe fare un ladro di professione senza rendersi conto delle sue resistenze mentre Yazel, dopo la morte dei genitori, vive con una zia che non se ne occupa e che fatica ad accettare la sua sordità. Quando, costretto dal padre, il ragazzo si intrufola nella casa di lei per rubare si ritrova faccia a faccia con la ragazzina che, per nulla spaventata, gli chiede di portarla via. La storia di un incontro casuale che cambia la vita ai due giovani protagonisti.
L’anno che non ho compiuto gli anni
“L’anno che non ho compiuto gli anni è stato quell’anno che sono rimasta molto tempo in casa perché fuori c’era Qualcosa e noi non ci fidavamo ed era meglio stare dentro”. Si apre così il resoconto di una ragazzina che ripercorre gli avvenimenti degli ultimi mesi e le sensazioni che ha provato a sentirsi sottrarre tempo, esperienze e relazioni. Un albo pensato per dare voce alle paure e alle insicurezze scaturite da una pandemia che nessuno prevedeva e che ha cambiato lo stile di vita di tutti.
Altissima
“Elisa ha spesso la testa fra le nuvole. Le succede perché è alta … molto alta […] per una volta soltanto, vorrebbe sentirsi chiamare “piccina”. Giusto per provare che effetto fa”. Elisa è solo una bambina ed è proprio la sua altezza che la isola e la rende diversa dai suoi amici mentre il suo solo desiderio sarebbe quello di essere abbracciata e riconosciuta per quello che è.

