La figlia di Jean
Jean è diventato adulto, ha una moglie, due figli e un lavoro che gli permette di mantenere decorosamente la famiglia. Parallelamente alle sue vicende immaginarie, scorre la storia della Francia all’epoca della Rivoluzione francese e del Terrore mentre si fanno sempre più aspri i toni di chi difende la strada dell’oralismo o invece sceglie la lingua dei segni.
Jean il sordo
Gli autori scelgono un modo insolito e originale per raccontare una storia di riscatto sociale e di nuove possibilità. Siamo in Francia alla fine del ‘700 e il giovane Jean, sordo segnante, trova nell’abate de l’Épée un aiuto insperato per migliorare la propria istruzione e trovare poi un lavoro. Attraverso le vignette, in cui nuvolette diverse indicano se chi parla è o meno segnante, seguiamo la sua storia immaginaria ma che ripercorre quella reale della progressiva affermazione dell’istruzione pubblica per i sordi e del rispetto verso una forma di comunicazione prima disprezzata e non compresa.
La comunicazione della diagnosi e i controlli di salute
Comunicazione della diagnosi, prime informazioni sulla sindrome di Down e controlli di salute: questi i temi del libretto, piccolo ma prezioso proprio per l’importanza degli argomenti trattati, che va incontro all’esigenza dei nuovi genitori di sapere con chiarezza tutto quello che riguarda il loro bambino.
Ferma così
“La sera prima che Ingrid morisse l’abbiamo passata in camera mia, sedute a terra a far finta di studiare per l’esame di fine anno di Biologia […] e poi, quando si è alzata per andare via, io avrò distolto lo sguardo, e lei avrà fatto scivolare il suo diario sotto il mio letto, e io mi sarò persa in un qualche pensiero scemo, ignara di quello che stava per succedere”. E’ Caitlin che racconta del suicidio della sua migliore amica e del suo senso di colpa, della sua incapacità ad aiutarla e, anche, a riprendere la scuola, e la vita, senza di lei. In un doloroso percorso, accompagnato dalla lettura del diario di Ingrid, Caitlin riuscirà a fare i conti con tutto questo e imparerà ad aprirsi a nuove possibilità e nuove amicizie. “Non è il lieto fine che avevamo sognato io e Ingrid, ma è solo una delle tante cose con cui sto imparando a misurarmi. La vita che cambia. Le persone e le cose che passano. E quelle che arrivano, senza che tu te l’aspetti, e ti abbracciano forte”.

