Un coro di voci
Un libro bifronte che da un lato riflette sull’esperienza educativa di Mario Lodi, un grande maestro che aveva saputo valorizzare tutti i suoi alunni e che insieme a loro cresceva e dall’altro propone numerose attività didattiche centrate sulla musica nella sua dimensione educativa ed esperienziale.
Il silenzio del corpo
“Ero gravemente compromesso, ma attivo come sempre, e per continuare ad esserlo ho dovuto utilizzare al meglio le mie capacità residue. Ho realizzato poi che questa è la condizione umana universale. Tutti noi dobbiamo cavarcela nella vita venendo a patti con i nostri limiti […] tutti sono disabili, in un modo o nell’altro. E anche se la mia paralisi progressiva avrebbe un giorno posto termine alla mia partecipazione attiva agli affari mondani, potevo ancora mettermi comodo e vederli evolvere. L’antropologia mi aveva trasformato in un voyeur di tutte le questioni umane, e mi aveva educato alla loro bellezza sfuggente e transitoria. Essere vivo era semplicemente troppo interessante, decisi così di riconnettermi con il mondo”. Colpito da un tumore al midollo spinale che gli procura una paralisi progressiva, l’autore usa la sua esperienza da antropologo per esplorare il rapporto complesso che la società (in particolare quella americana) ha con i disabili.
Fuori dai margini
Una riflessione sull’educazione, uno sguardo su educatori e insegnanti alle prese con fenomeni di marginalità difficilmente generalizzabili e cui far fronte in modo consapevole e originale. Una lettura stimolante per tutti coloro che si occupano di bambini e ragazzi e vogliono contribuire a farli crescere, ascoltandoli e rispettandone identità e aspirazioni.
Maritè non morde
“A sua figlia è stata imposta un’etichetta. Così mi dissero […] Mi avevano presentato Maritè prima come down e poi come figlia, senza che io avessi avuto il tempo di conoscerla […] In effetti la verità è che nessuno desidera un figlio down […] la sua caparbietà di bambina desiderosa di vita mi affascinava e mi rendevo conto di quanto siamo prevenuti tutti, me compresa. Noi schiavi del pregiudizio, della finta felicità”. La nascita della terza figlia cui viene diagnosticata la sindrome di Down cambia radicalmente la vita della madre che, in prima persona, racconta il suo lento percorso verso l’accettazione.
Racconti del buio
Dieci storie, diverse per genere e ambientazione, ma tutte accomunate dalla stessa condizione di buio totale in cui si muovono i protagonisti. Lo stesso buio che, in modo imperfetto, permette a chi vede di avvicinarsi e comprendere chi invece non può vedere. “Perché un non vedente dovrebbe cimentarsi con una materia come il narrare, che è in gran parte di marca visiva?”, si chiede lo stesso autore che poi spiega che l’ha fatto “per dimostrare, forse più a me stesso che agli altri, che la disabilità è sempre e soltanto relativa. Rispetto alla letteratura la mia disabilità è stata superata grazie alla letteratura stessa, per diventare in questo modo una disabilità del tutto ininfluente ai fini del risultato”.

