i quaderni di #intantofaccioqualcosa


Due nuove uscite per la collana i quaderni di #intantofaccioqualcosa, pensata soprattutto per le famiglie e i bambini con difficoltà, ma non solo e che raccoglie numerose attività, accomunate da una particolare attenzione alla leggibilità, con istruzioni semplici e sintetiche, dettagliate punto per punto e accompagnate, nel caso degli esperimenti scientifici, da fotografie descrittive e chiare. Le attività proposte sono il frutto dei numerosissimi video e materiali scaricabili che uovonero ha postato nel periodo più difficile dell’emergenza sanitaria per la pandemia da Covid-19, quando il lockdown ha costretto tutti a stare in casa e che hanno permesso di trascorrere qualche ora in leggerezza.
Bunny boy
Torna Nina, la bambina già protagonista di un precedente romanzo, che da quando è diventata sorda ha acquisito una sensibilità particolare che le fa percepire quello che deve ancora accadere. Negli incubi che visitano le sue notti percepisce un efferato delitto nel quale si sente risucchiata nella consapevolezza che solo lei può fermare l’assassino.
Eroine ed eroi in corso
Un kit nato nell’ambito di un percorso di riflessione e di attività pratiche con un manuale per gli educatori che ripercorre il percorso e le esperienze fatte e un albo illustrato per i bambini che raccoglie storie di donne e uomini noti e meno noti che hanno fatto della loro fragilità un punto di partenza per vivere pienamente.
Leggero leggerò
“Scrivere, soprattutto per ragazzi, è un po’ come educare: devi fare un passo indietro, devi un po’ arretrare perché l’altro possa venire avanti. Scrivere ed educare sono due pratiche decisamente democratiche”. Una raccolta di appunti, pensieri sparsi, suggerimenti e inviti alla riflessione insieme a indicazioni pratiche che possono aiutare a leggere e parlare in pubblico.
Bianco è il colore del danno
“Il dottore mi ha ricordato che la parola diagnosi in greco significa “riconoscere attraverso”. E penso sia questo il patto con la stanza vuota e smucchiata: non posso guarire ma posso ri-conoscermi attraverso l’esperienza della malattia. Non posso abitare quella stanza come prima, ma posso mettere ordine nei pezzi che la bufera ha sbalzato a terra. Non posso spostare l’asse del tempo e riportarlo indietro, ma posso provare a non essere schiacciata dal presente e dal futuro. Ho imparato in fretta che il malato vive al presente, tende a seppellire il passato, perché il passato è la stanza ancora in ordine, e trascura il futuro, perché è il tempo del potrei ma non so”. La scoperta della malattia è per l’autrice l’occasione per una riflessione coraggiosa e sincera su se stessa, il suo rapporto con la famiglia, il lavoro e le cure.

