La casa di Tolkien
Cosa succede quando in uno stesso romanzo si raccolgono fra i protagonisti una nana sposata ad un uomo con un deficit che rende le ossa del corpo fragilissime, un giovane manager, la sua collega, una bella urologa paraplegica, un vecchio con problemi cardiaci, un indiano metropolitano e tanti altri personaggi improbabili, reali e verissimi? E se poi la storia si snoda fra le strade, le case e le cucine di una Torino nebbiosa e freddissima? Vi invitiamo a leggere questa storia e chissà se anche a voi capiterà come a noi (e a Lella Costa che ha scritto la prefazione) che avremmo voluto non finisse mai.
Adesso che sei qui
“Abbiamo dovuto inventare un modo di stare con la zia. Non c’era un piano, si è costruito un poco alla volta. […] La malattia mette di fronte a due strade. Vedere solo la perduta normalità, sottolinearla in ogni caduta, défaillance, ogni momento di confusione reale o temuta e quindi inseguire una cattiva imitazione di una normalità perduta. Si cerca di riportare il malato alla realtà ma è un errore, un dolore per i malati. Oppure si impara a lasciarsi portare nella loro realtà, a dire un mare di bugie, buone bugie, che fanno bene. È una diversa normalità, normalità perchè comunque c’è una vita possibile per chi è malato, bella e piena, anche se diversa”. Quando zia Camilla comincia a manifestare i primi segni di smarrimento e di perdita di contatto con la realtà, la nipote trova il modo di aiutarla a vivere lo stesso serenamente.
Smarrimento
Theo vive da solo con il figlio dopo la tragica morte della moglie, appassionata attivista ambientale. Lui è un astrobiologo e passa il suo tempo a ipotizzare mondi sconosciuti e diverse civiltà mentre Il bambino, che deve fare i conti con una diagnosi di disturbi dello spettro autistico e deficit di attenzione e iperattività, soffre nel contatto con i coetanei. Dopo aver rifiutato le cure con psicofarmaci caldeggiate da scuola e servizi sociali, Theo decide di procedere con l’educazione a casa per allentare la pressione e accetta di sottoporre il figlio ad un metodo sperimentale non invasivo che dovrebbe aiutarlo a gestire la rabbia e a migliorare le sue relazioni. In un tempo imprecisato, un futuro molto vicino che in certi passaggi assomiglia all’oggi, in un mondo devastato da catastrofi ambientali, padre e figlio vorrebbero prendersene cura e far comprendere l’urgenza di un cambiamento. Ma la lotta è impari e ne escono perdenti.
La pedagogia speciale incontra gli atleti con disabilità
Con l’obiettivo di sottolineare l’importanza educativa dell’attività sportiva e del ruolo che può avere nella ricerca di una miglior qualità della vita, il volume raccoglie la storia di atleti e sportivi con disabilità e il racconto di imprese sportive, cercando di sfatarne anche le immagini stereotipate. Propone anche una rilettura della storia delle paralimpiadi ed insiste sull’importanza di una buona formazione per i giornalisti che consenta loro di evitare pregiudizi e falsi miti.
A casa come va?
Nato dal lavoro quotidiano della Fondazione Idea Vita di Milano che da vent’anni si occupa di costruire percorsi di vita indipendente in stretta connessione con tutte le risorse disponibili del territorio, il volume è frutto degli incontri periodici con le persone con disabilità e i loro familiari di cui raccoglie testimonianze e riflessioni. Nell’ultima parte riporta i risultati di un questionario distribuito durante la pandemia di Covid 19 a chi gravita intorno alla Fondazione che ha fatto emergere le difficoltà e i vissuti del periodo dell’emergenza che ha modificato tutti i progetti di vita.

