Scuola e disabilità
“Se, come si dice, la scuola deve formare i cittadini di domani, fra loro ci sono anche quelli con disabilità, la cui condizione è intrinseca alla natura umana e alla vita sociale […] Non si possono negare le difficoltà, le fatiche, i pregiudizi, i timori, l’impreparazione collettiva, il senso di inadeguatezza, il bisogno di ordinarietà, la necessità di proteggerci. La disabilità è un fatto umano e sociale inevitabile, anche se scomodo e difficile da affrontare. Non c’è neutralità possibile: la disabilità ci impone, sempre, anche a scuola, di posizionarci, formulare pensieri e produrre azioni. Chiamarsi fuori è parte del problema e ha ineluttabili effetti, diretti e negativi, sui bambini, sui ragazzi e sulla classe stessa. Ne va della funzione scolastica di far crescere tutti e ciascuno”. Il libro fornisce chiavi di lettura, riflessioni e concrete proposte didattiche che aiutino a non tornare alle scuole speciali e a valorizzare l’eterogeneità delle classi.
La segreta cura
“C’è chi sostiene che la letteratura (l’arte in generale) nasca da una ferita. È questa, la mia? […] Scartabello per l’ultima volta l’archivio, incrocio andamento fisico, foto di montagna, ecografie intrauterine, date di pubblicazione dei miei libri e mi pare di intravedere una specie di regola. Meno riesco a pensarmi alpinista e più scrivo. Meno posso immaginarmi madre, più scrivo. Più il mio mondo si restringe, più io scrivo. È così che tutto – quello che è stato e quello che ho desiderato e smesso di desiderare – tutto, tutto diventa scrittura”. Ci sono voluti quasi tre decenni dalla diagnosi di sclerosi multipla perché l’autrice decidesse di raccontare la sua storia clinica, intrecciandola con il suo amore per la montagna e un lento percorso di consapevolezza, fino ad accettare che convivere con una malattia cronica significa modificare il proprio sguardo su se stessi e sul mondo.
Le culture del gioco in famiglie migranti di bambini con disabilità
Il libro riporta gli esiti di una ricerca promossa dall’Università di Milano e condotta dall’associazione L’abilità onlus di Milano che, da oltre vent’anni, garantisce il diritto al gioco a bambini con disabilità attraverso una continua problematizzazione dei saperi e delle pratiche pedagogiche, per comprendere la realtà contemporanea e individuare strategie di intervento efficaci e fondate scientificamente. La ricerca era focalizzata sulle famiglie con background migratorio e con figli con disabilità e aveva l’obiettivo di entrare in contatto con la loro esperienza e conoscere le differenti prospettive culturali sul gioco con la disabilità, per accogliere le sfide poste dalla doppia diversità dei partecipanti e trovare risposte in tema di gioco possibile con il proprio figlio per una migliore qualità e dignità della vita.
Nessunə è normale
“Se si smette di considerare il diverso come un’anomalia, si contrasta l’idea di tornare a una società che discrimini chiunque non corrisponda a certi criteri. Anche perché “essere normali” non sarebbe più motivo di particolare vanto. Del resto, ancora una volta, ricordiamolo: da vicino nessunə è normale. Forse, interiorizzando questo concetto allo stesso tempo semplice e complicato, potremmo aspirare tutti a vivere meglio”. Vera Gheno smonta la circolarità capziosa dell’aggettivo normale, che indicherebbe sia chi si attiene alla norma sia ciò che detta la norma, costringendo gli altri a seguirla.
Il metodo Nest nell’autismo
Il testo illustra un programma di successo e molto apprezzato, adottato dal sistema scolastico pubblico di New York e dal più importante sistema scolastico danese, che da oltre 20 anni coinvolge ed educa i bambini autistici e i loro coetanei neurotipici. Il libro illustra il processo di sviluppo del modello NEST e la sua filosofia, indicando anche strategie ed esempi pratici.

