Biblioteche 0/18 e pratiche di cittadinanza
“Fare esperienze insieme è un antidoto a pregiudizi e narrazioni antisociali: se si condivide qualcosa con l’altro, anche solo il fatto di frequentare gli stessi luoghi comuni, non si aderisce acriticamente al mito della tradizione sotto attacco, l’identità è plurima, mutevole, anche quella comunitaria. Crescere in ambienti che accolgono senza discriminazioni incide sulla capacità di aprirsi alle molteplici maniere di esistere nel mondo. Biblioteche, servizi educativi, scuole, parchi e piazze, sono luoghi che rendono fattivamente esigibili i diritti di chi non ha ancora diciotto anni e quindi il diritto di esprimere formalmente il proprio punto di vista, di denunciare e proporre soluzioni”. Una raccolta di riflessioni sul ruolo attuale delle biblioteche con particolare riferimento a quanto possono fare per bambini e ragazzi.
Per piccole mani
“Se è vero che la letteratura per l’infanzia contribuisce in misura così determinante alla crescita delle bambine e dei bambini è perché certi libri sono capaci di renderli, anche se solo nello spazio compreso tra quei confini narrati, degli autentici lectores in fabula e di far loro vivere per interposta persona le stesse avventure e le stesse emozioni del piccolo eroe o della piccola eroina”. Una raccolta di riflessioni teoriche e proposte operative sul tema della letteratura per l’infanzia.
Libri accessibili, letture possibili
“…la dote più significativa dei libri accessibili risiede forse nella loro sottile capacità di favorire processi inclusivi operando su due binari paralleli: trovando cioè, da un lato, chiavi efficaci per rendere le storie davvero fruibili e condivisibili da parte di bambini con diverse esigenze di lettura, e promuovendo, dall’altro, una diversa rappresentazione di queste ultime. Si tratta cioè di libri che sanno parlare non solo, come ci si aspetterebbe, con la disabilità ma anche di disabilità, e che sanno farlo con uno sguardo nuovo […] promuovendo l’idea che nella disabilità siano presenti delle risorse e che essa possa farsi portatrice di competenze e ricchezza”. Una bussola per orientarsi fra questi libri, tenendo conto di diversi criteri che ne garantiscano qualità e fruibilità.
I bambini si rompono facilmente
“Ho voluto scrivere dei bambini che si rompono, dei bambini rotti che si rialzano e che ho conosciuto, ascoltato a lungo o di sfuggita per momenti così intensi che restano eterni […] ho provato a utilizzare la scrittura breve come un’antenna capace di intercettare una frequenza che spesso non sentiamo. Il discorso sotterraneo dei bambini, il loro ammaestramento. I bambini sono maestri che insegnano instancabilmente, in ogni istante”. Mamme fragili che rischiano di sbriciolarsi, nonne arrabbiate e urlanti, adulti distratti o troppo accalorati che criticano, giudicano, sentenziano. E i bambini di Silvia Vecchini rischiano di rompersi, forse si sono già rotti, ma qualche volta sono così forti e precisi da saper aggiustare i grandi in pericolo, e da aggiustarsi da soli.
Come d’aria
“Desideravo la bellezza, l’ho detto. E tu, a dispetto degli occhi molto ravvicinati e delle sopracciglia unite, nonostante lo strabismo e la microcefalia, sei sempre stata una bella bambina. Si può dire che la bellezza sia stata insieme la tua condanna e la tua salvezza […] all’inizio questo mi infastidiva, mi domandavo se fosse giusto che gli altri si avvicinassero a te solo perché eri bella. Ma poi in quel “solo” ho trovato il senso più nobile e profondo della parola bellezza. Ho pensato che ciascuno di noi riceve almeno un dono dalla vita e che, nella sfiga generale, tanto vale approfittarne. Desideravo la bellezza e l’ho avuta: ho avuto te […] sono qui sdraiata sul letto e ti scrivo mentre fuori piove […] la tua badante diventa anche la mia. La domenica il babbo ci solleva entrambe dal letto […] finirò con disciogliermi in te? Sono Ada. Sarò D’aria”.

