Lo straordinario viaggio di Nujeen
“Non mi manca la Siria se penso a quanto era difficile la mia vita. Quando ricordo quanto ero spaventata, quanti pericoli ci minacciavano […] e mi chiedo: se mai torneremo indietro, ci riconosceremo a vicenda? Io sono cambiata, e la mia nazione è cambiata. Venire in Germania era il mio sogno. Forse non diventerò un’astronauta. Forse non imparerò mai a camminare. Ma ci sono moltissimi lati positivi in questa società, e mi piacerebbe mescolarli a quanti di positivo c’è nella mia e dare vita a un cocktail Nujeen”. Il racconto della fuga dalla Siria di una ragazzina disabile che, accompagnata dalla sorella, attraversa numerosi paesi e mille difficoltà per raggiungere la Germania e la pace.


Alla fine degli anni ’40 l’Australia fu colpita da una devastante epidemia di poliomielite che cancellò speranze e sogni di bambini e adulti. I bambini furono ricoverati in sanatori specializzati dove si cercava di aiutarli a recuperare parte della mobilità perduta. Golden Age, che dà il titolo al romanzo, era uno di questi ed è realmente esistito. Anche se i personaggi che popolano le pagine del libro sono immaginari, sono ben reali e veritiere le loro reazioni alla malattia, le nuove relazioni che nascono fra i giovani malati, la difficoltà delle famiglie ad accettare la disabilità dei figli e a credere che anche per loro ci sarebbe stato un futuro.
Dopo un’attento esame della letteratura scientifica che si occupa dello sviluppo linguistico dei bambini non vedenti, il volume analizza il sistema di scrittura Braille e presenta proposte metodologiche per lo studio della lingua straniera e disposizioni particolari per gli studenti privi della vista.
Noto fumettista cinese, l’autore di queste storie, raccontando della piccola Yu’er che ha una disabilità motoria, del suo nonno e dei suoi amici, offre un bello sguardo sulla Cina, la disabilità e le strategie per superarla e affrontare i pregiudizi con leggerezza e ironia.
Il piccolo protagonista del racconto è alle prese con il primo giorno di scuola dell’infanzia. La sua disabilità è fonte di qualche ansia in più per la mamma che lo accompagna e fatica a lasciarlo. Interamente in simboli, il libro vuole accompagnare i bambini in questa nuova esperienza, cercando di dar voce a timori, incertezze ma anche al piacere di nuovi incontri.