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Autore: Annalisa Brunelli

Il silenzio del corpo

“Ero gravemente compromesso, ma attivo come sempre, e per continuare ad esserlo ho dovuto utilizzare al meglio le mie capacità residue. Ho realizzato poi che questa è la condizione umana universale. Tutti noi dobbiamo cavarcela nella vita venendo a patti con i nostri limiti […] tutti sono disabili, in un modo o nell’altro. E anche se la mia paralisi progressiva avrebbe un giorno posto termine alla mia partecipazione attiva agli affari mondani, potevo ancora mettermi comodo e vederli evolvere. L’antropologia mi aveva trasformato in un voyeur di tutte le questioni umane, e mi aveva educato alla loro bellezza sfuggente e transitoria. Essere vivo era semplicemente troppo interessante, decisi così di riconnettermi con il mondo”. Colpito da un tumore al midollo spinale che gli procura una paralisi progressiva, l’autore usa la sua esperienza da antropologo per esplorare il rapporto complesso che la società (in particolare quella americana) ha con i disabili.

Mia sorella è una guerriera artistica

Seconda uscita per la trilogia che vede tra i protagonisti due fratelli, Auguste e Cesarine, fra i pochi superstiti della famiglia, decimata dai potenti nemici che stanno per mettere in moto un’azione a livello mondiale destinata a conceder loro potere assoluto. Anche in questo caso sarà la piccola Cesarine, con sindrome di Asperger, a guidarli nella direzione giusta.

Fuori dai margini

Una riflessione sull’educazione, uno sguardo su educatori e insegnanti alle prese con fenomeni di marginalità difficilmente generalizzabili e cui far fronte in modo consapevole e originale. Una lettura stimolante per tutti coloro che si occupano di bambini e ragazzi e vogliono contribuire a farli crescere, ascoltandoli e rispettandone identità e aspirazioni.

La pioggia porterà le violette di maggio

In occasione del suo decimo compleanno Clara riceve un clarinetto che i genitori hanno trovato da un vecchio antiquario e che hanno fatto restaurare. Nascosto nella custodia, un tenero biglietto d’amore che risale a tanti anni prima. La curiosità della bambina la condurrà per le strade di Praga, sempre più a ritroso nel tempo, verso la scoperta delle persecuzioni naziste e del campo di Terezin. Corradini ha raccolto davvero numerosi oggetti provenienti da quel campo e ha cercato di ricostruirne la storia. Un modo per non dimenticare le storie degli uomini, delle donne e dei bambini che li avevano posseduti.

Maritè non morde

“A sua figlia è stata imposta un’etichetta. Così mi dissero […] Mi avevano presentato Maritè prima come down e poi come figlia, senza che io avessi avuto il tempo di conoscerla […] In effetti la verità è che nessuno desidera un figlio down […] la sua caparbietà di bambina desiderosa di vita mi affascinava e mi rendevo conto di quanto siamo prevenuti tutti, me compresa. Noi schiavi del pregiudizio, della finta felicità”. La nascita della terza figlia cui viene diagnosticata la sindrome di Down cambia radicalmente la vita della madre che, in prima persona, racconta il suo lento percorso verso l’accettazione.