Una savia bambina”. Gianni Rodari e i modelli femminili
“Quando mai s’era vista una donna tanto forte, tanto abile? […] ebbe una tunica corta e i capelli corti, l’arco, le frecce, il cane. Era felice”. La descrizione di Atalanta, di cui Rodari riscrive il mito, la dice lunga sulla visione che aveva delle donne. Questo bel libro offre una rilettura dei suoi testi focalizzata sul tema dell’equilibrio di genere. Le eroine di Rodari costituiscono modelli positivi tanto per i maschi che per le femmine, sono bambine intelligenti, sportive, anticonformiste e le loro storie evidenziano l’attenzione dello scrittore alla rappresentazione di relazioni equilibrate e complementari.


Parte dalla sua esperienza personale di madre di una giovane donna con disabilità, l’autrice di questo libretto nato dal desiderio di “raccontare che la vita è sì, atroce e dolorosa, ma contemporaneamente di immensa bellezza […] il miracolo di cui sento di condividere la storia è quello di tutte quelle persone che, pur stordite e loro malgrado ubriacate di dolore, non hanno ceduto alla perdita di sensi e senso. E si sono rimesse in piedi – e in danza. Ed eccomi qui, ancora: a dire che nessuna storia può riscriversi da sola. Se questa esplode di vita, è solo perché tanta ne abbiamo ricevuta”.
“Ho imparato che quando tocchi il fondo ti conosci meglio, dopo. Soprattutto, ho capito una cosa: vincere non è solo raggiungere un traguardo, è anche liberarsi di un ostacolo che ti blocca la rotta”. Campione paralimpico di sci nautico, l’autore si racconta focalizzando l’attenzione soprattutto sulle sue relazioni con gli altri e su quanto ha influito nelle sue scelte il fatto di essere privo della vista.
Il volume raccoglie numerosi articoli che l’autrice, medico e madre di una giovane donna con disabilità, ha pubblicato sul sito
Un viaggio alla scoperta della storia personale e professionale del medico che, per primo, ha sostenuto che esiste uno spettro autistico che raccoglie bambini con sintomi molto diverse fra loro e, fra questi, quelli con la sindrome che da lui ha preso il nome. Pur considerato paladino della neurodiversità, Asperger ha vissuto nel periodo più buio della storia, partecipando anche ai programmi di eutanasia infantile del regime nazista. Attraverso un attento esame di documenti e testimonianze, l’autrice ne ripercorre la storia.