Golfo
Scritto ai tempi della prima guerra del Golfo, il romanzo racconta di Tom, un adolescente inglese e del fratello Andy detto Figgis, dotato di una misteriosa e fortissima capacità di immedesimarsi e restare in contatto telepatico con altre persone. Le notizie della guerra lo trasportano nei panni del giovane iracheno Latif che deve difendersi dall’attacco americano. E nei panni di Latif soffre e trasmette con forza inconsapevole al fratello tutto il non senso, l’assurdità di una guerra che ha travolto e ucciso troppi civili, troppi poveri. E troppo poveri ha lasciato i sopravvissuti. Sarà Tom con l’aiuto di un medico, unici in grado di capire, a sostenere il fratello, fino al tragico epilogo. Latif morirà nei combattimenti e dalla memoria di Andy si cancellerà ogni ricordo. Tom però ricorda. “E all’improvviso ho paura. Perché a nessuno sembra più fregare un bel niente di quello che succede fuori dalle quattro mura di casa nostra […] Figgis era la nostra coscienza. Anche con le sue maniere esasperanti, ma avevamo bisogno di lui. Tutto intorno a noi ci sono dei golfi che separano le persone su sponde opposte. Figgis era l‘unico ad aver provato a costruirci dei ponti”.


Mentre tutti gli animali della foresta si divertono a fare musica insieme, Ettore, l’elefante protagonista di questo albo illustrato, non sa suonare nulla e se maneggia uno strumento finisce per romperlo. Non gli resta che ascoltare, è l’unica cosa che gli viene permessa. Ma “un giorno, però, si svegliò troppo tardi per assistere alle prove del mattino. E perciò dovette correre più veloce che poteva”. E così, del tutto casualmente, gli altri animali troveranno il modo di farlo partecipare attivamente ai loro concerti.
“Penso a papà, penso a cosa direbbe adesso vedendomi qui come un cretino a pensare a Tiziano e al giardino dell’Eden. E sai che c’è, papà? Che ho deciso. Ho deciso in questo momento. Ti ho sempre ascoltato, lo sai, e adesso ho deciso di non farlo più. Perché se ascolto te, papà, io muoio. Mi viene quasi da pensare che io non possa esistere finchè esisti tu, che forse è come fra Voldemort e Harry Potter, forse uno di noi due deve morire perché l’altro possa continuare a vivere. Dimmi che mi sbaglio, dimmi che non devo decidere per forza, perché non voglio ucciderti, papà… ma non posso uccidere me stesso”. Il romanzo, prendendo spunto da una storia vera, racconta di Nino, della sua omosessualità, del rifiuto di accettarla da parte dei genitori e dei tentativi del ragazzo di capire come andare avanti. Farà incontri poco piacevoli ma troverà anche aiuto e sostegno in persone da cui mai se lo sarebbe aspettato. Una storia intensa che mette in luce anche le fragilità dei tanti adulti che faticano ad accettare e sostenere.
“Senti, ma morto stecchito è uguale a andato in cielo? […] secondo me, è come dico io. Secondo me, quando mamma mi fa vedere la foto di zio Davide e dice che è andato in cielo, vuole dire che è morto stecchito”. Luca ha quattro anni e la scoperta di un uccellino morto è l’occasione per un fuoco di fila di domande che rivolge al fratello maggiore che vorrebbe evitare l’argomento. La morte dello zio è ancora una ferita aperta e non ne vorrebbe parlare. Ma l’insistenza del piccolo farà emergere ricordi belli che fanno stare bene.
“Nel cortile della scuola c’era un albero. Uno solo. A Pedro piaceva correre vicino a quell’albero durante le ricreazioni”. Poi un giorno il bambino guardò l’albero con più attenzione e “gli accarezzò il tronco. All’improvviso, sull’albero spuntò una nuova foglia”. Un albero striminzito e apparentemente secco e le cure di un bambino sono i protagonisti di un albo illustrato che, attraverso una storia semplice, mostra l’importanza del contatto con la natura e del rispetto per l’ambiente.