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Autore: Annalisa Brunelli

Per chi vuole non c’è destino

Paraplegico in seguito ad un incidente al momento della nascita, l’autore ripercorre la storia della sua vita cui il cammino di Santiago ha fatto da spartiacque e punto di svolta. Dopo averlo percorso una prima volta con un handbike, Scidurlo ritorna più volte con l’obiettivo di “rendere più facile quella strada che un domani altri potrebbero percorrere. Perché questa è la mia natura: quella di viaggiatore, di ricercatore, di creatore di cammini, di pioniere di un mondo che, secondo qualcuno, non potrebbe essere anche il mio”.

 

Le parole per dirlo

“Temendo di renderli più vulnerabili per il pregiudizio sull’infanzia da ovattare proteggendola da tutto […] abbandoniamo il bambino a leccarsi da solo le ferite, non lo sosteniamo nella criticità, non lo guidiamo a esprimere il suo disagio e il suo malessere, non rispondiamo alle sue domande di ricerca di senso, non fronteggiamo con realismo le sue fantasie miracolistiche”. Attraverso le storie di alcuni giovanissimi, l’autrice cerca le parole per lenire il dolore e trovare la capacità di superarlo, pur senza dimenticare chi non c’è più.

Arcangelo

“Questa storia io non la volevo raccontare perché inizia proprio qui dove finisce”. Quando nasce Gabriele, cui viene diagnosticato un deficit visivo, il modo di affrontare la vita dell’autore cambia radicalmente: proprio il suo mestiere di attore gli permette di mettere in scena la sua storia. Decide poi di metterla anche sulla carta insieme ad una raccolta di brevi dialoghi con il figlio.

I segreti di Olga

Obbligata a svolgere lavori socialmente utili, la giovanissima protagonista si ritrova a dover far compagnia ad una anziana signora cui, insieme ai coetanei ha rovinato il giardino. Quella che sembrava una punizione esemplare, si trasforma per Katia in un’occasione preziosa per rimettersi in carreggiata e per scoprire una storia dolorosa.

Diventare grandi: la condizione adulta delle persone con disabilità intellettiva

“C’è una distanza ancora troppo grande tra quelle che sono le aspettative delle persone e delle loro famiglie e la capacità del sistema dei servizi di fornire risposte culturalmente e metodologicamente adeguate […] è soprattutto per questo che ho sentito la necessità di scrivere questo libro. Per non limitarmi all’indignazione e per non disperdere alcune convinzioni che, sia sul piano teorico che su quello metodologico, possono essere utili a tutti coloro che sono impegnati, in famiglia, a scuola, nei servizi, nel volontariato, nella comunità, a sostenere queste persone nel loro viaggio verso un’adultità possibile”. Una riflessione su di una condizione esistenziale che molto spesso non viene associata a persone con deficit cognitivi e sulle facilitazioni da mettere in campo per sostenerli in questo ruolo.