Prometto che ti darò il mondo
“Vorrei che questo libro fosse per voi quello che la vita è stata per me. Dicono che il mondo sia privo di confini, che ora possiamo andare dove vogliamo e che siamo liberi di essere ciò che vogliamo. Forse, prima di compiere i miei diciannove anni, anch’io la pensavo così. Ma ora è tutto diverso […] dieci anni fa tutto è cambiato. È pazzesco, ma forse è proprio quando la vita prova a immobilizzarti che tu decidi di oltrepassare i confini […] questo libro parla di morte e di rinascita e della linea sottile che divide queste due realtà di cui si dice così poco”. Il racconto in prima persona dell’incidente che l’ha costretta a cambiare prospettiva, del lento recupero e dell’incontro con Andrea che sarà poi suo marito. Con lui si ritrova a scalare il Machu Picchu, a salire sulla Muraglia cinese, a contemplare la fioritura dei ciliegi in Giappone per scoprire che ogni viaggio è una nuova occasione per cambiare prospettiva, mettersi alla prova, conoscersi meglio e comprendere, infine, che i limiti sono innanzitutto dentro di noi.


Dopo una lunga introduzione che ricostruisce il quadro teorico della ricerca presentata nel volume, quello dei Disability Studies, il volume ne riporta i risultati: si tratta di un’indagine qualitativa che ha messo a confronto i comportamenti di famiglie con figli con Sindrome di Down o Autismo con lieve bisogno di supporto, dando anche voce ai diretti interessati. Nonostante le differenze nella percezione sociale e nelle caratteristiche distintive delle due condizioni oggetto dello studio, gli effetti che la loro stigmatizzazione comporta sono molto simili: adolescenti e adulti con disabilità cognitiva non hanno ruoli sociali e riferimenti identitari positivi con i quali identificarsi, con l’unica eccezione della retorica della neurodiversità.
“Prestare maggiore attenzione alla naturale variazione dei cervelli e delle menti umane può indurre e dare più valore alle differenze e a pensare in modo nuovo alle difficoltà sociali e comunicative manifestate nell’autismo […] bisogna insomma ricordare sempre che i problemi affrontati quotidianamente dalle persone con autismo non derivano solo dalle loro caratteristiche psicologiche, ma anche dall’interazione fra queste caratteristiche e le richieste ambientali, da cosa gli altri si aspettano da loro”. Una riflessione sull’autismo, sulle possibili cause e sui processi cognitivi che lo caratterizzano, senza tralasciare le tecniche e le attività educative che possono essere adottate con successo.
Quando Jella Lepman fu incaricata di occuparsi della ricostruzione in Germania dopo la fine della guerra, dedicò tutte le sue energie e il suo tempo ai bambini e alla necessità di nutrire le loro menti e i loro cuori con i libri. Organizzò una grande raccolta chiedendo aiuto a tanti paesi che inviarono romanzi e albi illustrati che hanno segnato l’inizio della grande biblioteca di Monaco e la storia di Ibby, un’organizzazione no-profit il cui obiettivo primario è quello di promuovere la letteratura per l’infanzia in tutto il mondo. L’albo racconta la sua storia ai più piccoli.