Tre mostri
“C’erano una volta due mostri che vivevano a metà strada tra il mare e la giungla, in un posto pieno di rocce”. Le vorrebbero spostare ma sono troppo pigri finchè un giorno arriva un aiuto insperato: un mostro giallo che i due amici pensano di sfruttare per quel lavoro e ributtare poi a mare. Apparentemente tutto sembra andare come previsto ma i due saranno molto sorpresi, e i lettori con loro, dal risultato finale.
Fu’ad e Jamila
Grandi tavole illustrate accompagnano la semplice storia di una giovane coppia in attesa di un figlio, in fuga verso la “terra dove tutto è possibile, là dove la notte non esiste e il cibo non manca”. L’albo è di qualche anno fa ma non ha perso nulla della sua forza e riesce a raccontare anche ai più piccoli il dramma sempre attuale dei tanti che cercano la salvezza attraversando il mare.
Rosso. Una storia raccontata da Matita
“Era rosso. Ma come rosso non era un granchè”. Pochissime parole accompagnano la storia di una matita rossa di nome ma non di fatto, visto che non sa far altro che tracciare linee e disegni blu. Un modo originale per far riflettere i più piccoli sulla diversità di ciascuno e su quanto di positivo c’è nelle caratteristiche individuali e nelle relazioni.
L’altro fronte. 1915-2015 la grande guerra delle donne
“…guardate, ascoltate. Leggete la lettera di questa contadina a suo figlio e osservate il suo forcone pieno di filo spinato. Immaginate di essere Mata Hari, o una ragazza mandata al fronte a far piacere ai soldati, o una maestra di bambini i cui padri sono in guerra. Voi cosa avreste fatto? Come vi sareste comportate? Voi cosa fareste, oggi, se vi dicessero: cosa sei disposta a sacrificare per ottenere quello che vuoi e davvero cos’è, lo sai, quello che vuoi”. In queste parole di Concita De Gregorio, che aprono il libro, c’è un invito rivolto alle ragazze, ma anche ai loro compagni, perché imparino a guardare, a mettersi in ascolto delle tante storie, come quelle narrate per parole ed immagini in questo libro. Perché attraverso queste storie capiscano che “la storia siamo noi. Esistono le vite. Le persone. Esistono i gesti, a volte anche solo uno”.
Un pesce sull’albero
“E allora penso che se qualcuno appendesse su di me un cartello con sopra scritta una cosa qualunque, il solo fatto di avere quel cartello non mi farebbe essere quella cosa. Ma mi hanno sempre detto che sono “lenta”. Me lo hanno detto in faccia, come se fossi troppo scema per capire di cosa stessero parlando. La gente si comporta come se le parole “lettrice lenta” dicessero tutto quello che c’è all’interno. Come se io fossi una lattina di zuppa e a loro bastasse leggere la lista degli ingredienti per sapere tutto di me. C’è un sacco di roba da sapere sulla zuppa che non si può mettere sull’etichetta, tipo che profumo ha e che sapore ha e come vi farà sentire caldi quando la mangerete. E io sono molto di più di una semplice ragazza che non riesce a leggere bene”. Basato sulla sua esperienza personale, l’autrice racconta di Ally e della sua dislessia, di pregiudizi e fatiche ma anche di amicizia e voglia di imparare, anche se questo significa lavorare duramente.

