Chi ha preso le mie scarpe?
Le alette che compongono il libro mostrano diversi personaggi divisi fra volto, tronco e gambe: le combinazioni possibili sono moltissime e tutte molto divertenti.
Sono una ragazza!
“Dovrei essere carina … sempre gentile e graziosa … Però io sono dolce e decisa, non sono mica un fiorellino!”. In una carrellata di diverse situazioni e contesti, la protagonista è costretta a sottolineare con forza che non è un maschio anche se pasticcia, fa rumore, corre fortissimo e le piacciono tutti i giochi. Perché alla fine “è bellissimo essere come siamo […] noi siamo noi”.
Quellilà

La paura, i pregiudizi e le notizie distorte che innescano atteggiamenti di difesa e ostilità. Temi difficili, di grande attualità che questo albo coloratissimo riesce a proporre ai più piccoli con leggerezza e ironia, aiutandoli a capire e ad avere un atteggiamento accogliente nei confronti degli altri.
Mammut!
Teo passa le sue giornate insieme alla tata che lo segue nel fitto calendario di impegni che scandisce il lento passare delle ore. Canto, judo, scherma, matematica, una dieta rigorosa. Perché Teo è un bambino molto speciale, sostengono i suoi genitori e non può perdere tempo a giocare né a sentire la mancanza di Ada, la sorella che vive lontana dopo un incidente di cui nessuno parla. Ma Teo è un bambino molto solo e ha un bisogno disperato di amici. Così la notte va ad esplorare il vicino parco a tema dove tutto è silenzioso e misterioso. Improvvisamente, durante uno dei suoi giri notturni incontra una bambina e tutto cambia. Un bel graphic novel che utilizza caratteri e accorgimenti che ne permettono la lettura anche a chi ha difficoltà.
Natura dentro
Una carrellata di animali accompagnata da brevi riflessioni su qualcosa che li rappresenta: così il gufo curioso è seguito dal cammello e dal cambiamento, dalla volpe e l’abbraccio, dal bruco e il momento e dalla gallina e il suo sogno. Un gioco lieve che tocca in profondità e permette di chiamare per nome sensazioni, passaggi ed emozioni importanti perché, come dice l’autrice, “ogni immagine è un mondo, come lo è ogni persona […] i lettori, riconoscendo nei personaggi alcuni tratti della propria esistenza, possono capire di aver preso una strada che in qualche modo, inspiegabilmente, è diventata una gabbia. E’ nel riconoscerla, nel nominarla che la via ritorna ad essere percorso”.

