Barcelona
Un bell’albo senza parole che guida i lettori alla scoperta della città, accompagnati da un giovane sognatore e da tanti gabbiani che ci mostrano scorci della città, spazi conosciuti e angoli misteriosi che suggeriscono tante possibili storie.
Primo
Con la consueta abilità, Attilio racconta la storia di un paperino, nato prematuro. Sono soprattutto le immagini dal tratto caratteristico che lo mostrano mentre tenta di emulare i fratelli, più agili e competenti. E’ vero che Primo fa le cose diversamente dai suoi fratelli ma non per questo resterà indietro.
Mi chiamo bambino
Tasane, figlio di un rifugiato, dice che non è questo il motivo per cui ha scritto questo libro ma perchè “Tutti noi non vogliamo altro che un luogo a cui appartenere: Vogliamo non dover soffrire la fame. Vogliamo poter ridere e giocare. Vogliamo vivere. E’ per questo che ho scritto Mi chiamo bambino”. Ispirato alle storie dei tantissimi bambini che vivono nei campi profughi, in fuga da guerre e disastri ambientali, il romanzo racconta di alcuni di loro, della loro lotta per un poco di cibo e del desiderio di poter tornare a sorridere e a giocare.
La piccola pittrice
In una città governata da mostri, dove non c’è spazio neanche per il canto degli uccelli che vengono imprigionati, arriva una bambina che nel dipingerne i volti mette i potenti di fronte alla loro crudeltà. Dovrà fuggire ma, facendolo, provocherà la loro distruzione e l’aprirsi di una speranza.
La felicità è appesa ai sogni
Cesira che non voleva la valigia, Nimasha e l’impasto della pizza, Felicité e la danza…. Sono alcune delle protagoniste dei racconti raccolti in questo libro. Racconti che si ispirano liberamente ad un progetto di ascolto di storie narrate da donne di tutto il mondo che per idearle sono partite dalla propria esperienza personale, dal proprio vissuto e dai propri sogni.

