Le nuvole di Picasso: una bambina nella storia del manicomio liberato
“Ho sempre colto un certo disagio di fronte al mio limite. Eppure la diversità basta accettarla. Anche quando è talmente tangibile che non si può far finta che non esista, come nel caso dei matti. Basta solo riconoscere il diverso da te e non farti fagocitare dall’ansia che costringe a incasellare tutti e tutto in regole e categorie precise che pretendono di dare un ordine tranquillizzante al mondo”. L’autrice è ancora una bambina quando il padre viene nominato direttore dell’ospedale psichiatrico di Gorizia e racconta di quegli anni densi di novità e cambiamenti da un inedito punto di vista.
L’autistico e il piccione viaggiatore
“Geert tolse l’etichetta e mise il violino rotto sul tavolo. Studiò con attenzione le varie parti e lo spazio tra esse, attraverso il quale il suono si era propagato per oltre due secoli. Non pensò, come avrebbe fatto un vero costruttore di violini, al tipo di legno o alla tecnica con cui era stato assemblato, ma a quello spazio. Per lui il legno che lo circondava era il violino e lo spazio la musica”. Fin da piccolissimo, Geert ha dimostrato di non essere un bambino come gli altri, prende tutto alla lettera e ha difficoltà nelle relazioni sociali. La madre gestisce un piccolo negozio dell’usato dove Geert trascorre le notti ad assemblare fra loro gli oggetti più disparati e a riflettere sul loro possibile utilizzo. Quando trova un violino in pezzi, di cui ignora l’enorme valore, prova a ricostruirlo e lo fa in modo totalmente nuovo e originale. Non si renderà mai conto di quanto siano preziosi gli strumenti che è in grado di realizzare ma questa attività e il successivo incontro con un piccione che, nonostante i suoi tentativi di regalarlo, torna sempre da lui, gli cambieranno la vita.
Il manicomio dei bambini
Un viaggio fra documenti, ricordi e testimonianze che concentra l’attenzione sui ricoveri dei minori negli ospedali psichiatrici nella prima metà del Novecento. Ricoveri molto spesso giustificati solo dalla povertà, dal disagio sociale o da qualche forma di disabilità che di ben altro avrebbe avuto bisogno.
Le streghe di Lenzavacche
“La prima volta in cui ti vidi eri talmente imperfetto che pensai che nonna Tilde avesse ragione […] la luna calava invece di alzarsi, non era tempo di marea né di santi, i fantasmi tacevano e non una stella brillava nella notte. Tutti cattivi presagi, figlio mio, ma tu eri nato, e pur squadernato da un vento di sfortuna, ti chiamai Felice, e decretai che quello era il primo passo per ribaltare il destino”. Fin dall’apertura, questo singolare romanzo, narrato direttamente dalla giovane protagonista, intreccia passato e presente, magia e realtà, storie di streghe perseguitate ma anche di disabilità a cui non rassegnarsi, di donne sole che rivendicano autonomia e intelligenza. Le sue vicende si incroceranno con quelle di un giovane maestro che aggira le richieste del direttore (siamo nel ’38 e il fascismo si sta diffondendo), conducendo i suoi bambini verso una nuova consapevolezza. “ Non gli ho insegnato a scrivere, ma a credere che in quei segni si celasse la verità […] della storia ho voluto solo che contemplassero i morti, i perseguitati da un destino scritto da altri, i tralasciati, gli invasi, i dimenticati […] a modo mio, ho insegnato loro quello che credevo dovesse dare la scuola, e cioè un’anima e una vocazione, e gli ho messo in mano parole e libri, le sole armi che abbia mai imbracciato”. E fra questi bambini ci sarà anche Felice.
Dislessia nota per nota
Far emergere le qualità musicali di ciascun individuo, aspettandolo e facendogli sperimentare il successo e quindi togliendogli la paura di non riuscire. Questa la scelta pedagogica e la strada che l’autore ha intrapreso nell’insegnamento della musica ai ragazzi con difficoltà di apprendimento a cui non chiede di adattarsi a rigidi standard mentre valorizza i loro errori considerati come punto di partenza verso un obiettivo che può essere raggiunto. Un manuale chiaro che fornisce strumenti teorici e pratici per un intervento didattico incisivo frutto anche del contributo delle neuroscienze in tema di processi di apprendimento.

