Qualsiasi cosa accada, tu scrivi
“Ho pubblicato il testo con tante perplessità, ho dato avvio a qualcosa di cui potrei pentirmi per sempre oppure mai. Ho proprio pubblicato parole fragili, parole di coraggio. La pagina è sempre stata un’estensione di me e mai come adesso mi rendo conto che il mio dolore è il dolore di tutti coloro che si trovano a lottare contro qualcosa di simile”. Una sorta di diario di viaggio che ripercorre le tappe che hanno portato l’autrice alla diagnosi di sclerosi multipla e al suo dover rivedere il suo percorso di vita e di lavoro.
Tenetemi stretta
“Ecco che arriva. Non vi conoscevate prima: sei confusa, spaesata e inesperta. Non sai cosa pensare, non sai come fare e nemmeno sai con chi parlare. A volte ti senti in un modo, a volte l’opposto. E gli altri? Più fuori strada di te. C’è chi parla quando non deve, chi non parla quando invece dovrebbe, chi parla senza pensare… qualche volta fa male, ma altre fa anche ridere. Quella risata leggera che proprio ti ci voleva. È come un giro in otto volante. Non avresti voluto salirci, ma ora che ci sei… ti ci butti, così come sei!” Conosciutissima autrice di libri per bambini e ragazzi, l’autrice si rivolge questa volta a un pubblico adulto in una sorta di diario in cui riporta i pensieri e le emozioni che l’hanno accompagnata dalla diagnosi di cancro alle cure.
L’asino mancino
“… non c’è insegnamento senza apprendimento. Un elemento però è indispensabile: ascoltare e far vivere le diverse idee. Impossibile che emerga saggezza senza che si possa esprimere un’opinione […] si impara davvero quando si vive un’esperienza e poi la si rielabora concettualmente. Che insegnare è un grande atto di umiltà, di cura e di amore. Che si apprende quando ci si sorprende, quando non tutto è previsto. Che la scuola ce la si può creare ogni giorno e non è per niente un luogo fisico […] a volte mi chiedo se i veri maestri non siano quelli che non sanno o per lo meno non pretendono di esserlo”.
Tienimi per mano
“Vorremmo che nessuna donna debba più vergognarsi di parlare della propria disabilità, che a nessuna donna venga tolta la speranza, la possibilità e la scelta di poter diventare o essere una mamma. Semplicemente, ostinatamente una mamma”. Una raccolta di voci di donne, mogli, figlie, madri. Soprattutto madri che, raccontando le loro storie, sottolineano con forza che anche per le donne disabili, come per tutte le altre, la maternità è un diritto.
Vietato calpestare i sogni
La storia di un papà che deve fare i conti con l’autismo del figlio e riesce a concretizzare l’idea di un luogo di lavoro che dia risposta ai tanti (anche se non a tutti) che non trovano collocazione, “un luogo dove offrire lavoro, dignità e futuro ad altre persone autistiche […] lo so, qualcuno pensa che io sia un illuso visionario, qualcun altro che le mie idee siano irrealizzabili, che come al solito abbia perso il senso del limite […] oggi come oggi, Leo non sarebbe in grado di inserirsi in questo contesto lavorativo, ne sono consapevole. Ma io non perdo la speranza. Io non mi rassegno, questo sicuramente no”.

