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Autore: Annalisa Brunelli

La ragazza che legge le nuvole

Leela, dopo la morte della nonna e il trasferimento negli Stati Uniti insieme alla famiglia, deve fare i conti con una realtà ben diversa da quella che ha lasciato nella cittadina dell’India da cui proviene. Non tutti si dimostrano amichevoli con loro e la scuola si rivela un luogo duro in cui il bullismo e i pregiudizi sono molto difficili da combattere. Eppure Leela non si arrende e riesce a trovare la strada giusta per spezzare un meccanismo ormai consolidato e le soluzioni che trova possono parlare anche a quanti fra i giovani lettori si trovano a vivere esperienze simili e faticano a trovare il coraggio per parlarne.

E’ una parola

“Sentirsi simili anche quando siamo diversi, non preoccuparsi del proprio aspetto” sono le prime riflessioni di questo bell’albo illustrato che ci accompagna in un viaggio tra sentimenti, sensazioni, immagini evocative per giungere a “sentirsi piccoli piccoli in un abbraccio grande grande”. Un viaggio alla riscoperta dell’amicizia, quella vera.

 

Affrontare la malattia e il lutto

“Il fatto che i bambini affrontino la morte diversamente dagli adulti non significa che non la affrontino e non la patiscano, e non esonera gli adulti dal compito di rispondere alle loro domande e di accompagnarli nei loro ragionamenti. Basterà lasciare al bambino il tempo per fare domande, anche se le domande ci possono sorprendere, ci appaiono bizzarre, magari irriverenti”. In prospettiva psicoanalitica, la raccolta di scritti aiuta ad affrontare un’esperienza traumatica quale la morte di una persona cara o la malattia e l’ospedalizzazione, dando utili suggerimenti per i bambini e anche per i loro genitori.

Non tanto diversi

Una riflessione sulle potenzialità dei centri diurni per adulti con disabilità complesse che, come sottolinea Andrea Canevaro, “possono essere percepiti come luoghi dove vanno coloro che hanno una condizione di gravità accertata, senza cambiamenti previsti e prevedibili. Per questo, per qualcuno, le persone con tali condizioni vanno a finire nei Centri. Questo libro ci dice che non è sempre così. Un Centro può essere un luogo dove si continua, passando dall’integrazione (nella scuola, nel percorso formativo) all’inclusione (nell’ecosistema vasto, con un progetto di vita che incrocia e si coordina con tanti altri progetti di vita)”.

Pedagogia Speciale e formazione degli insegnanti

 

Un’analisi storica e scientifica del ruolo della pedagogia speciale nella formazione degli insegnanti, chiave di volta per una scuola realmente inclusiva e di qualità, e una riflessione sull’impulso che questa disciplina può dare alle politiche scolastiche e sociali.