Un nuovo orizzonte
Grandi tavole illustrate accompagnano il viaggio di un ragazzino che deve affrontare, da solo, il mare e l’ignoto. Parte, fiducioso, anche se non sa quando e dove arriverà né cosa l’aspetta. Non ci sono riferimenti a luoghi e situazioni riconoscibili ma non si può fare a meno di pensare ai tanti ragazzini soli che si trovano a dover lasciare tutto e affrontare un futuro di cui non hanno alcuna certezza.


Médecins sans Frontières, UNICEF, Oxfam, Save the Children sono organizzazioni umanitarie note per la loro coraggiosa azione in favore di popolazioni che hanno perso o che corrono il rischio di perdere tutto. Un’attività, questa, che nell’era del conflitto permanente e delle “guerre preventive” ha assunto dimensioni sempre maggiori. David Rieff racconta in presa diretta come queste organizzazioni si sono allontanate dal principio della neutralità politica, finendo per sostenere l’intervento diretto e armato contro le guerre civili e la pulizia etnica.
In genere gli storici preferiscono ricostruire il passato sulla base di testi e documenti scritti, dati politici, economici o statistici, in alcuni casi testimonianze orali. Ma cosa sarebbe la storia del fascismo o dello stalinismo se non conoscessimo le immagini usate per la propaganda? Quale sarebbe il giudizio su conflitti recenti come il Vietnam senza le testimonianze lasciateci dai reporter di guerra? E risalendo più indietro nel tempo, come potremmo scrivere la storia della vita quotidiana o delle abitudini alimentari dei nostri antenati senza considerare le rappresentazioni visive che ci sono state tramandate?
Il libro ricostruisce la vicenda umana e intellettuale di uno degli scrittori più amati e letti in tutto il mondo. Dalle origini in Svevia al trauma della Grande Guerra e al trasferimento nel 1912 in Svizzera, dove visse sino alla fine, in esilio da una Germania sempre più minacciosa: un percorso lungo il quale viene maturando la sua cifra stilistica, travolgente e profetica. Una scrittura capace di andare al cuore dei grandi interrogativi dell’uomo moderno, che diventa messaggio e costruzione utopica, modello di una ricerca interiore nel segno della libertà da ogni fede, dogma, ideologia.
Tecnologia e globalizzazione hanno paradossalmente creato solitudine, l’eccesso di stimoli induce un’attività frenetica del cervello e leva spazio alla riflessione e alla libertà del pensiero. È la solitudine di un cervello che invia e riceve notizie solo attraverso messaggeri strumentali informatici e che spesso ha perso il contatto affettivo con gli altri. Un cervello troppo connesso è un cervello solo e rischia di perdere gli stimoli fisiologici dell’ambiente, del sole, della realtà palpitante di vita che lo circonda.