Il gigante arriva a Parigi
E se la torre Eiffel non fosse di rigido e freddo metallo? Non è che, per caso, nasconde il gigante giunto a Parigi tanti anni fa? “Lui avrebbe solo voluto fare ciao con la mano (non conosceva che una o due parole di francese) e attraversare la città senza disturbare” ma la Senna gli impedisce il passaggio e nessuno è in grado di aiutarlo. Così sta “seduto da qualche parte ad aspettare che il fiume smetta, almeno per un momento, di scorrere”. A questo libro divertente sono allegate alcune forme geometriche con cui ripercorrere le avventure del gigante.


Berra vorrebbe avere un nonno come il suo grande amico Ulf. Un nonno che ti offra il caffè, ti porti a pescare e ti dia una mancia quando lo vai a trovare. Così si presenta alla casa di riposo e stringe un’affettuosa e intensa amicizia con uno degli ospiti. Il racconto si snoda fra piccoli episodi apparentemente semplici: la prima visita e la felicità di essere nonno, ma anche di essere nipote, la prima uscita in giardino, la costruzione di un aquilone con lo scialle più bello della moglie e, al posto della coda, la sua migliore cravatta. A piccoli passi, il racconto avvicina i bambini alla morte del nonno, vissuta con serenità, nella dolcezza dei ricordi condivisi.
“…Victoria sognava pericoli, inseguimenti, amici armati di spade che per lei avrebbero affrontato duelli, fiumi da attraversare a nuoto con gli orsi alle calcagna […] voleva una vita piena di avventure, una vita folle, una vita più grande di lei”. Ma Victoria vive in un tranquillo paesino, frequenta la scuola media e ha una famiglia normalissima. Una sera però intravvede il padre in auto, vestito da cow boy mentre in casa spariscono i suoi amati libri. La sua fantasia si scatena e mentre immagina intrighi, rapimenti, storie misteriose comincia a indagare insieme all’amico Jo. E pian piano la realtà si insinua nei suoi sogni portandole rivelazioni poco piacevoli che saprà affrontare con decisione e responsabilità.
Fin dalla prima pagina di questo romanzo sappiamo che quello che stiamo per leggere è il racconto dell’ultimo giorno di vita di Giacomo alle prese con l’esame di maturità, la partenza per le vacanze, l’amore e l’amicizia. E ne siamo condizionati. Ma proprio questo è l’obiettivo dell’autore che, mentre ci mostra la giornata di un adolescente qualsiasi che alterna slanci di entusiasmo e altruismo a voglia di trasgressione e insofferenza, fa dire proprio a Giacomo: “La vita si vive da subito, non c’è un momento in cui si impara a vivere e un momento in cui lo si fa davvero. Si vive sempre, ogni singolo istante […] ora so che nella vita si sta sempre bene per il solo fatto che c’è, che si può crescere e costruire, che si può sempre andare avanti e sperare e lavorare perché le cose migliorino. Perché si può sempre cercare e trovare qualcuno da far stare bene e che ti faccia star bene anche quando le cose vanno male”.
“La sua migliore amica era la nonna. Impaziente quanto lei e altrettanto golosa. Quando la nonna arrivava era sempre una festa. Correvano per tutto il giardino. Dal ciliegio alla recinzione, un giro intorno allo stagno e indietro di nuovo. Poi si mangiavano tutti i biscotti”. E così per la piccola Maia passano giorni sereni. Ma dopo la malattia della nonna che la lascia immobile e quasi senza parole, tutto cambia. La piccola inizialmente si ribella, vorrebbe ritrovare la compagna di giochi e di merende e quando capisce che non sarà più così non si arrende, interpreta i gesti e intuisce i desideri della nonna che nessuno sembra più ascoltare veramente. Alla morte del nonno, sarà lei ad assecondare il desiderio della nonna e ad accompagnarla al funerale per un ultimo saluto.