Nicky & Vera
“Nicky nacque nel 1909 in un secolo pieno di promesse”, era inglese, studiò e lavorò fino al 1938 quando un amico lo invitò ad andare a Praga. E lì la sua vita cambiò. L’avanzata del nazismo e la politica di conquista di Hitler mettevano a rischio la vita dei bambini, in particolare di quelli ebrei. E così Nicky tornò in patria dove organizzò il trasporto dei bambini e trovò le famiglie che potevano accoglierli. “Seicentosessantanove bambini di tutte le età arrivarono a Londra sani e salvi”. Vera era uno di quei bambini. La storia vera di un uomo che non raccontò a nessuno quello che aveva fatto fino a quando la moglie ritrovò la documentazione di quei viaggi e ha permesso a quei bambini di ringraziarlo per aver loro salvato la vita.


“Chi di noi non ha un sedere?” Si apre con questa domanda l’albo illustrato di Rosie Haine che propone una carrellata di immagini che raffigurano corpi nudi maschili e femminili, giovani e vecchi, con qualche disabilità, belli e brutti per riflettere con i bambini, imparare a volersi bene e a stare bene con il proprio corpo.
”Forse non è poi così terribile che le forze lentamente scemino. Andarsene bisogna pure in qualche modo. Chi come me vive in solitudine fatica a rendersi conto che arriva il momento di cedere il passo, che la vita è fatta di fasi e non si resta identici fino alla fine […] cosa sarò priva di questa casa, del giardino, i miei veri vestiti? Separarsi dal luogo in cui avevo immaginato di restare fino alla fine è come venire staccata dal corpo restando però in vita. Con la paura di finire in una terra di nessuno […] come reinventare la vita in modo da poter ancora contribuire in qualcosa?”
“C’era una volta una bambina, e questa bambina aveva due sorelle. C’era una volta una madre. E c’era una scatola dei ricordi”. Una scatola che tutte insieme avevano seppellito sotto un albero con la promessa di tornare a prenderla dopo dieci anni. Ma subito dopo, un incidente stradale la lascia sola “una sorella senza sorelle. Una figlia senza mamma. Ma pur sempre una bambina che aveva memoria. E che aveva fatto una promessa. E quella promessa l’avrebbe mantenuta, cascasse il mondo”. Da cinque anni viaggia, in fuga dal passato, con il padre su uno scuolabus adattato che è diventato la loro casa. Una cosa è sicura, il suo papà a casa non ci vuole tornare e lei, per proteggerlo, l’ha sempre assecondato. Ma quando viene a sapere dalla nonna che gli alberi di quel parco saranno abbattuti, decide di tornare a casa. Insieme a casuali ma preziosi compagni di viaggio raccolti lungo la strada, cerca di dirigersi verso la meta senza che il padre se ne accorga perché “Ricordare non è una parola per il passato. È una parola per il qui e ora. E sai che tipo di persona voglio essere io, qui e ora? Voglio essere qualcuno che sa ricordare, voglio ricordarmi di mia madre e delle mie sorelle. Oggi. E domani. Sempre. Non ho intenzione di far passare un altro giorno senza di loro […] perché mi mancano, adesso, qui e ora. Non sto dicendo che un tempo gli ho voluto bene. Sto dicendo che gliene voglio adesso, qui e ora”.
Campione di freestyle motocross, l’autore ricorda l’incontro casuale con un tassista di Mosca che gli ha fatto cambiare prospettiva e l’ha spinto a intraprendere un’attività molto particolare, quella che lui chiama mototerapia, e che dà la possibilità a bambini e ragazzi con disabilità o gravemente malati di sperimentare “il vento in faccia anche quando il vento non c’è”. In questo libro ne ripercorre le tappe raccontando le storie dei tanti piccoli che ha incontrato e cui ha fatto assaporare l’ebbrezza della corsa, all’aperto ma anche nelle corsie degli ospedali.