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Federico il pazzo

“Tra di voi ci sarà anche chi è d’accordo con Capa Gialla, e va beh, non fa niente. Ma ognuno sta dicendo quello che pensa, come gli pare. Se le botte che ho preso sono servite anche a questo, allora il dolore e la paura mia e di tutti sono stati un guaio, ma anche una cosa buona. Questa storia è successa, ma se tra tre o quattro giorni non l’abbiamo già dimenticata, forse quest’anno non farà tanto schifo. Io non parlo come voi, ma se ci pensiamo bene, in fondo nessuno parla come gli altri, però ci possiamo capire lo stesso”. Trascinato dalla madre nell’ennesimo trasloco, Angelo si ritrova a Napoli, in una scuola di periferia dove dovrà fare i conti con Capa Gialla e altri bulletti. Troverà anche Giusy che da grande vuole fare il meccanico e Francesco, detto Federico il Pazzo che legge tantissimo e parla con un linguaggio forbito e termini ormai in disuso. Un bel romanzo che parla di amicizia, accettazione, ricerca della felicità scritto con la font leggimi, un carattere studiato per agevolare la lettura a chi ha difficoltà.

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Facciamo che io ero?

Un piccolo albo illustrato e un gioco amatissimo dai bambini, il facciamo finta che… per raccontare una storia di accoglienza: quando Pippetto che usa la carrozzina arriva nella nuova classe, verrà infatti subito coinvolto nel gioco.

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L’albero della memoria

Protagonista del racconto è Samuele, un bambino italiano, ebreo, che cresce negli anni della persecuzione antisemita. E’ un personaggio di fantasia ma tutto quello che la storia racconta è realmente accaduto. Gli autori scelgono di non raccontare delle deportazioni e dello sterminio che vengono però descritti nell’appendice storica. Un libro perchè anche i più piccoli sappiano e per non dimenticare: “l’albero che dà il titolo al libro, è una figura importante: in tempo di guerra, quando le famiglie vengono disperse o uccise e le case razziate o bombardate, accade che siano gli alberi a farsi carico della memoria delle persone”.

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Zumik

Zumik è piccolo e per questo viene respinto dagli altri animali che stanno giocando a palla ma il ritrovamento di  tanti sassi colorati con cui costruire un castello lo consola velocemente e ben presto saranno gli altri a cercarlo per giocare con lui e le sue pietre.

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Le parole giuste

“Il fatto è che per me il tempo della scuola è un campo minato. La storia è una specie di anguilla che non riesco ad afferrare. Anche la geografia è un problema. E inglese. Italiano non ne parliamo. Soprattutto quell’ora di Lettura ad alta voce, L.A.V. come la chiama la prof inserita nei circoli dei lettori di tutte le biblioteche della città. E’ una tortura. Io uso un’altra sigla: L’Assoluta Vergogna”. Emma frequenta la seconda media e deve fare i conti con una dislessia non ancora diagnosticata che le rende la vita molto difficile facendola sentire sola e stupida. Quando le viene proposto di frequentare un gruppo di recupero, decide di non parlarne a casa, dove i genitori stanno facendo i conti con la malattia del padre, in dialisi e in attesa di trapianto. Un bel romanzo che sa trovare “le parole giuste” per farsi ascoltare dai tanti ragazzini dislessici, aiutandoli ad affrontare un problema più comune di quello che si pensa. Un romanzo però un po’ appesantito dalle vicende familiari che si svolgono su di un binario parallelo senza comunicazione tanto che i genitori ignorano la dislessia della figlia ma anche Emma si sente travolta da un’angoscia senza parole perchè non sa nulla di trapianti e nulla le viene spiegato.

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Canguro Papini

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