Nannetti la polvere delle parole
“questa è la storia del Nannetti, almeno quella che posso raccontare io, su certe cose le informazioni che ho raccolto sono vaghe e incomplete e le carte sono state distrutte o sono andate perse […] Nannetti consegnato, sconsegnato, smarrito tra una stazione e l’altra, uscito dal cortile senza bisogno di tirare la giacca per proteggersi dal filo spinato, senza bisogno di correre nel modo sgraziato in cui corrono i matti”. La storia di un uomo recluso nel manicomio di Volterra dove giorno dopo giorno incise sul muro parole indecifrabili e disegni poi raccolti da un infermiere che si accorge di questo libro di pietra e lo trascrive mentre il muro si sgretola.
Un’altra scuola è possibile
Il libro raccoglie alcune fra le esperienze più significative di alcuni educatori (pedagogisti, maestri, scienziati, mistici) che hanno sviluppato un approccio olistico dedicando la vita a crescere bambini e ragazzi più forti e sicuri di sé. Le loro storie permettono di leggere l’educazione in una prospettiva naturalistica o attraverso metodi scientifici, antropologici, spirituali o con una vocazione sociale e relazionale. Rousseau, Pestalozzi, Montessori, Lodi, don Milani, Sai Baba e gli altri di cui si parla, hanno guardato al bambino e al mondo come a una globalità interdipendente e interconnessa, sostenendo l’unicità di ogni individuo nei suoi bisogni e nelle sue abilità fisiche, emozionali, intellettuali e nella capacità di imparare.
Costruire buone e possibili carezze
Gli autori, partendo anche dalla loro esperienza personale, propongono una riflessione sul progetto di vita di giovani con disabilità cognitive. Tale progetto implica anche un’attenzione specifica alla loro vita affettiva e sessuale e la necessità di avere strumenti adeguati per supportarli nelle relazioni e in scelte responsabili. Nella seconda parte presentano un laboratorio specifico che può attivarne la consapevolezza e l’accettazione di sé.
Pedagogia e rivoluzione
Le guerre hanno sempre causato vittime, ma, oltre a morti e feriti, un numero altissimo di vittime «invisibili» sono, ancora oggi, i bambini. In questo volume l’autrice racconta della colonia di Malachovka, alle porte di Mosca, dove, nei primi decenni del ‘900 venivano accolti bambini e adolescenti ebrei di lingua yiddish – una minoranza etnica e linguistica nella Russia sovietica – che andavano inventando giorno dopo giorno un modo nuovo di vivere. La «Repubblica dei Ragazzi» la chiamava il suo direttore. Un bambino la fotografò, altri due ne scrissero la storia. Un documento di coraggio e resilienza un tassello della storia dell’ebraismo ashkenazita e un contributo alla storia della pedagogia moderna.
La casa di Tolkien
Cosa succede quando in uno stesso romanzo si raccolgono fra i protagonisti una nana sposata ad un uomo con un deficit che rende le ossa del corpo fragilissime, un giovane manager, la sua collega, una bella urologa paraplegica, un vecchio con problemi cardiaci, un indiano metropolitano e tanti altri personaggi improbabili, reali e verissimi? E se poi la storia si snoda fra le strade, le case e le cucine di una Torino nebbiosa e freddissima? Vi invitiamo a leggere questa storia e chissà se anche a voi capiterà come a noi (e a Lella Costa che ha scritto la prefazione) che avremmo voluto non finisse mai.

