Troppo piccola per dire sì
“Sono al sicuro: mi chiamo Maisa Azmi, ho appena compiuto quattordici anni, sono nata in Marocco e adesso sono vicentina. Ho rischiato di essere una sposa-bambina. Devo avere il coraggio di dirlo, ad alta voce. Devo farlo per evitare che succeda a qualche altra ragazzina”. Maisa ha tredici anni, vive a Vicenza, va a scuola, gioca a pallavolo. Ma Maisa è marocchina e quando rientra a casa deve lasciare gli abiti occidentali e condurre un’esistenza parallela di cui fa sempre più fatica ad accettare regole e imposizioni che non capisce. Quando casualmente scopre che la madre è stata costretta a sposarsi a tredici anni, Maisa apre gli occhi su una realtà che può toccarla molto da vicino e trova la forza di ribellarsi, scoprendo un inedito aiuto proprio nella madre, che pensava sottomessa e succube del marito. Come sottolinea Amnesty International, impegnata in una campagna di sensibilizzazione sul tema, “ogni anno sono oltre 13 milioni le ragazzine costrette a sposarsi prima di aver compiuto diciotto anni che così vengono tagliate fuori dai percorsi scolastici, dalla vita sociale, dai rapporti con la famiglia di origine. Viene rubata loro l’infanzia, la libertà, la salute. Vengono violentate ripetutamente e spesso muoiono per questo. Restano incinte prestissimo, quando il loro corpo non è ancora pronto. Molte muoiono durante il parto”.
Facciamo cambio?
Un bell’albo senza parole che lascia spazio ai piccoli lettori che, semplicemente seguendo la domanda iniziale, possono provare a immaginare cosa può capitare se a far cambio sono un pinguino e una scimmia oppure un cane e un coccodrillo. E se a far cambio fossero un papà e la sua bambina?
Scrivila, la guerra
“Mio papà ha detto che anche lui quando era in guerra sul Carso e sul Piave scriveva tutto su un quaderno. Ogni giorno la guerra gli entrava dagli occhi, dalle orecchie, dal naso, dalla bocca, dalla pelle. Per tirarla fuori allora doveva scriverla. Ha detto che altrimenti sarebbe diventato come il povero Bepi che è tornato anche lui dalla guerra ma ora sta sempre seduto fuori dal bar e ha gli occhi fissi, spalancati come una finestra. La sua bocca sembra un sorriso, ma la sua testa è piena di guerra che gli è rimasta chiusa dentro. Non parla più”. Su sollecitazione del padre, un bambino prova a ripercorrere quanto è accaduto negli anni di guerra, riempiendo un quaderno di ricordi: la fame continua, la paura ma anche le gentilezze inaspettate di tanti giovani soldati, nemici loro malgrado, che gli permettono di sfamarsi e sopravvivere. Una bella storia sul potere salvifico delle parole.
Brutti, sporchi e gentili
Rapito da una banda di svitati, il giovane Alghiero si trova improvvisamente catapultato in un mondo molto diverso da quello, dorato, in cui viveva con i suoi ricchissimi genitori. Ma in breve si rende conto che i suoi rapitori sono simpatici e divertenti mentre gli piace sempre meno l’idea di dover essere liberato. Un romanzo divertente scritto con tutti gli accorgimenti necessari per renderlo accessibile a tutti.
Alicia faccia di mostro
Alicia ha dodici anni e porta i capelli sul viso per nascondere una lunga cicatrice che le attira le prese in giro dei coetanei. Ma quando nella sua classe arriva Tommy che la sceglie come compagna di banco e di studi, le cose cambiano. E cambieranno ancora di più quando, su insistenza della mamma dell’amico, sarà operata nella clinica in cima alla collina, per tutti l’ospedale dei mostri. Il suo ricovero le porterà numerose sorprese, a partire dallo strano personale medico per arrivare ai misteriosi ricoverati. Con tono lieve e adatto a ragazzini piuttosto giovani, l’autore affronta il tema dell’accettazione e del pregiudizio, offrendoci un romanzo divertente che non manca però di far riflettere sull’immagine che ciascuno ha di se stesso e su come si può cambiare punto di vista.

