Giocare con niente
Spunti pratici e riflessioni a partire da “materiali non strutturati” da prendere così come sono: del quotidiano, di riciclo, scarti industriali, elementi naturali… Gli “oggetti a uso ludico”, se predisposti in modo stimolante, rappresentano una generosa fonte di giochi. “Giocare con niente” significa offrire l’occasione di esplorare, sperimentare, scoprire e ideare a partire da bisogni e desideri. Con semplicità e accuratezza. Quando i bambini “giocano con niente”, generano meraviglia con quel loro entrare nei segreti del mondo. ed è sorprendente vedere cosa riescano a inventarsi con tutto ciò che passa sotto il loro naso, le loro mani, i loro piedi.
Frammenti
“…mi sfuggiva l’essenziale cognizione della sofferenza quotidiana di quelle persone. Stavo nel manicomio come in una neutrale parentesi di studio […] sarebbe stato sufficiente essere solo un po’ più attento alle elementari necessità della loro esistenza quotidiana che andava consumandosi così miseramente”. Giovane psichiatra alle prese con l’istituzione manicomiale ben prima che la legge Basaglia ne decretasse la fine, l’autore ripercorre la sua graduale presa di coscienza attraverso brevi racconti che in modo a volte anche molto sintetico, con ironia ma grande tenerezza fotografa la realtà e le persone con cui ha lavorato per tanti anni.
Il Signor non si sa
Il libro è frutto di un progetto di lavoro realizzato nel periodo di emergenza Covid, quando anche le attività didattiche si svolgevano a distanza, e che ha cercato promuovere emozioni positive, entusiasmo e autoregolazione dei processi di apprendimento e che ha visto la collaborazione fra gli allievi di un liceo musicale e quelli di un istituto comprensivo. Cuore del libro è il racconto di un signore alla ricerca della propria identità che è accompagnato dalla proposta di numerose attività didattiche.
Brutto e cattivo
“Dall’asilo alle elementari, il mio volto era cambiato poco, quantomeno non era peggiorato, e l’abitudine a vedermi tutti i giorni lo aveva reso meno inquietante agli occhi dei miei compagni […] stando a lungo insieme Denise, Riccardo e gli altri, dopo aver visto il bambino brutto, sono riusciti a vedere anche la persona che ero”. Nato con una sindrome rara che ha determinato malformazioni al volto e sordità, l’autore ripercorre la sua vita, gli anni difficili delle prese in giro e dell’emarginazione fino alla presa di coscienza e alla scelta di diventare protagonista della propria vita, accettandosi per quello che è e lavorando in modo attivo per combattere il bullismo, sostenuto sempre dalla sua famiglia e dai tanti che hanno saputo guardare oltre il suo aspetto fisico.
Insegna al cuore a vedere
“Dovremmo essere tutti orgogliosi di quello che abbiamo dentro, perché è il frutto irripetibile della nostra formazione, delle nostre attitudini e della concatenazione di incontri che la vita ci ha regalato. Le rispettive differenze permettono a chiunque di avere un valore inestimabile”. Attraverso storie, esempi, riflessioni nate dalla sua esperienza personale, l’autore cerca di delineare un percorso che porti all’accettazione di sé e a vivere in armonia con il mondo.

