Saresti così bella
In un luogo e in un tempo imprecisato i tempi difficili sono finiti: le donne sono finalmente libere. E, per loro libera scelta, come recita la Dottrina, cercano di essere sempre più belle mentre accettano violenze e umiliazioni dagli uomini cui tutto è concesso. E così Belle passa le sue giornate facendo esercizio fisico per essere in forma, si nutre quasi soltanto di tisane disintossicanti e maschera il suo viso con i prodotti più all’avanguardia per essere la più bella. Non fa nulla di tutto ciò Joni, invece, allevata da una madre che ha scelto di non seguire le regole e che, per questo, è emarginata e disprezzata. Le due ragazze sono agli opposti ma le circostanze le portano ad incontrarsi. Troveranno la strada per un’amicizia potente che permetterà loro di infrangere le catene ed essere libere. Apparentemente uno dei tanti romanzi distopici per adolescenti. Eppure. Eppure, neanche troppo nascosta tra le righe, vediamo la storia di tante, troppe, ragazze reali.




“… non c’è insegnamento senza apprendimento. Un elemento però è indispensabile: ascoltare e far vivere le diverse idee. Impossibile che emerga saggezza senza che si possa esprimere un’opinione […] si impara davvero quando si vive un’esperienza e poi la si rielabora concettualmente. Che insegnare è un grande atto di umiltà, di cura e di amore. Che si apprende quando ci si sorprende, quando non tutto è previsto. Che la scuola ce la si può creare ogni giorno e non è per niente un luogo fisico […] a volte mi chiedo se i veri maestri non siano quelli che non sanno o per lo meno non pretendono di esserlo”.
“Vorremmo che nessuna donna debba più vergognarsi di parlare della propria disabilità, che a nessuna donna venga tolta la speranza, la possibilità e la scelta di poter diventare o essere una mamma. Semplicemente, ostinatamente una mamma”. Una raccolta di voci di donne, mogli, figlie, madri. Soprattutto madri che, raccontando le loro storie, sottolineano con forza che anche per le donne disabili, come per tutte le altre, la maternità è un diritto.
La storia di un papà che deve fare i conti con l’autismo del figlio e riesce a concretizzare l’idea di un luogo di lavoro che dia risposta ai tanti (anche se non a tutti) che non trovano collocazione, “un luogo dove offrire lavoro, dignità e futuro ad altre persone autistiche […] lo so, qualcuno pensa che io sia un illuso visionario, qualcun altro che le mie idee siano irrealizzabili, che come al solito abbia perso il senso del limite […] oggi come oggi, Leo non sarebbe in grado di inserirsi in questo contesto lavorativo, ne sono consapevole. Ma io non perdo la speranza. Io non mi rassegno, questo sicuramente no”.