Abitare le differenze
“L’obiettivo principale di questo scritto è di fornire ai lettori qualche elemento di “scomodità” per riflettere, piccoli input per imparare ad amare una professione complessa e, a volte, difficile ma allo stesso tempo profondamente restitutiva; per guardarsi intorno e trovare un proprio modo per entrare con curiosità e disponibilità nell’incontro con l’inatteso, nella relazione tra differenti: senza pietismo e senza certezze, condividendo le cose che funzionano oltre a quelle che non vanno bene, i successi prima e più degli insuccessi”.


Con l’aiuto di alcune storie reali, l’autore suggerisce le migliori modalità per relazionarsi con persone con disabilità partendo dai modi di fare scorretti. Racconta di Cristina, avvocata cui il giudice non si rivolge direttamente preferendo parlare con il suo assistito perché lei è in carrozzina. Una parte del libro è dedicata all’uso delle parole, esaminando quelle che possono essere offensive o sottintendere un pregiudizio. Convita che alla base di tutto ci sia una scarsa conoscenza e una mancanza di esperienza, l’autrice invita a prestare maggiore attenzione alle persone con disabilità, ascoltandole e osservandole, poi le parole giuste verranno da sole.
“… cos’è vero, effettivamente? Chi lo dice che il tizio che mi ha fatto il passaporto … o quella fuori di testa di mia nonna … o certi miei compagni cretini ne sanno più di me? Loro pensano che sia una femmina, e forse non li si può biasimare, perché sono nato con la vagina. E lo so che è insolito, per un maschio. Però credimi: io SONO un maschio. Sono Måns. E sono anche altre cose: uno skater, uno che adora il gelato, uno che vede tutti i colori più intensi con l’occhio destro. E sono un maschio. Lo sento nel corpo. Nel … cervello … nel cuore”. È Måns che racconta di quando deve seguire la madre in una trasferta di lavoro in una città in cui nessuno sa di lui. L’incontro con Mikkel è l’inizio di una bellissima amicizia ma neanche con lui Måns riesce a confidarsi e quando l’amico lo scopre va in crisi. Ma l’amicizia sarà più forte.
L’intento dell’autore è quello di “mostrare come la persona con autismo possa vivere una vita soddisfacente se si predispongono opportuni supporti, rivolti sia all’individuo che al contesto”. Nel sostenere che l’autismo è una condizione in divenire, in relazione sia alle caratteristiche della persona che al contesto i cui vive, propone un’analisi dei percorsi possibili verso l’età adulta, con attenzione particolare alla sessualità e all’autodeterminazione, al lavoro e all’autonomia abitativa, allo studio universitario, dove possibile, e al tempo libero.
“Studenti: non posso lasciare l’ufficio di rettore dell’Università di Padova senza rivolgervi un ultimo appello […] non lasciate che l’oppressore disponga ancora della vostra vita, fate risorgere i vostri battaglioni, liberate l’Italia dalla schiavitù e dall’ignominia”. Sono alcune delle parole che Concetto Marchesi, prima di lasciare l’incarico e rifugiarsi in Svizzera, scrisse per i suoi studenti e che furono diffuse ovunque e lette anche a Radio Londra. I personaggi del racconto sono di fantasia ma ricalcano quanto accadde realmente a Padova, unica università italiana e una delle tre in Europa, con Oslo e Praga, a ricevere la medaglia d’oro al valor militare per il suo ruolo attivo nella difesa della libertà.