Gli effetti indesiderati
“Non volevo guarire, non ho mai preteso tanto. Volevo solo avere l’opportunità di vivere, da malato […] per gli altri, non solo i miei cari ma gli altri in generale, era difficile immaginare la mia vita da malato. O la loro vita con un malato. Non sarei stato più normale, come loro […] ma adesso che c’ero dentro anche i pochi dubbi in merito erano spariti: anche essere malati è normale. E’ normale cadere, ragionare a vanvera, soffrire […] non è giusto. Ma è normale. Perché tutto quello che accade, solo per il fatto che accade, è normale”. Al protagonista di questo romanzo, contro ogni previsione e statistica, viene diagnosticato il Parkinson a soli trentadue anni: in un dialogo serrato con se stesso, si trova costretto a fare i conti con le sempre maggiori difficoltà che la malattia porta con sé.


Quando Tom, in una sala d’aspetto, trova una storia a fumetti di supereroi, finalmente trova un senso nella sua diversità, nell’impossibilità di esprimere emozioni, nella difficoltà a comunicare con gli altri e nel saper invece risolvere qualsiasi problema l’insegnante gli proponga, dote che lo allontana ancor di più dagli altri. L’autismo non viene mai citato in questo bel romanzo ma è a questo particolare deficit che è inevitabile pensare mentre scorrono le pagine e il ragazzino, proprio come un supereroe, affianca la nonna nel lento avanzare della demenza, dà suggerimenti al padre disoccupato, trova soluzione alla misteriosa morte di Palma e sostiene il compagno ancora in attesa del ritorno della madre morta. Un supereroe speciale in azione per salvare gli altri e, in fondo, anche se stesso.
“E’ stato solo per amore che l’ho uccisa, e mentre il sangue le usciva dalla gola non mi sembrava neanche lei. Sembrava un’altra, una lontana che non potevo avere, che non avrei avuto mai”. Con la consueta abilità, Ferrara affronta in questo intenso romanzo un tema che ben difficilmente trova spazio nei libri per ragazzi. L’esigenza di possesso, la violenza verbale e fisica fino all’uccisione della donna amata. E lo fa da un inedito punto di vista, facendo raccontare una brutta storia di violenza e sopraffazione proprio da chi questa violenza l’ha esercitata. In un lento progredire verso una fine annunciata, Cesare racconta il suo amore per Stella, dà parole all’ansia e alla gelosia che lo prendono quando non sono insieme, fino all’impossibilità di accettare il suo abbandono. Frutto di numerosi laboratori di scrittura per emozioni con adolescenti e preadolescenti, il romanzo non giustifica neanche per un momento il femminicidio: la sua forza sta proprio nel lasciare che sia chi legge a capire da che parte stare.
Circondato da rumori incomprensibili, Filo non riesce a giocare tranquillo da solo e segue la mamma per le stanze di casa finchè sarà lei a sussultare per un rumore improvviso a cui sarò invece lui a dare spiegazione. Una storia semplice che aiuta i bambini ad affrontare le proprie paure.
Scrittori, illustratori, editori raccolti intorno ad un progetto comune: una riflessione sulla letteratura per ragazzi, su parole e immagini che possono aiutare a mettersi in ascolto della diversità per conoscere, accogliere, cambiare modo di pensare. Attraverso i libri.