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Autore: Annalisa Brunelli

Cromosomi

Lucia ripercorre la sua storia e quella della sua famiglia a ritroso nel tempo attraverso ricordi, racconti, tratti somatici comuni e oggetti passati in eredità di generazione in generazione, fino ad arrivare ad un’antenata preistorica comune a tutti, di cui porta orgogliosamente il nome. La tendenza dell’umanità alla mescolanza di patrimoni genetici e culturali è sottolineata dall’autore che dice “L’avere vissuto in tre Paesi diversi, ognuno per molti anni, ha fatto di me una specie di miscela, forse senza i legami fortissimi che congiungono qualcuno che nasce, vive e muore nello stesso posto […] Quando tornavo in Argentina mi dicevano che avevo accento italiano, in Messico avevo accento argentino, in Italia si sente la mia pronuncia latina e lo stesso credo valga per le mie influenze artistiche.” Belle immagini e poche parole ci invitano a seguire un filo rosso che ci conduce a ritroso nel tempo fino a raggiungere il famoso australopiteco Lucy, simbolo dell’origine comune di tutti gli esseri umani”.

Mio fratello è a Ferramonti

“Cara Miriam, dolce sorellina […] presto dovremmo essere trasferiti e lasceremo il carcere. Potremmo andare in un luogo lontano, ma tu devi stare tranquilla, ci rivedremo presto”. Siamo nel giugno del 1940 e seguiamo le sorti di due fratelli ebrei attraverso le lettere che si scrivono. Gabriel sostiene la sorellina mentre la situazione si fa sempre più difficile. Lui è internato nel campo di concentramento di Ferramonti, in Calabria dove rimarrà fino alla fine della guerra mentre il resto della famiglia non tornerà dai campi di sterminio. I due fratelli immaginari permettono di conoscere le persecuzioni razziali e anche la realtà poco nota dell’unico campo da cui nessuno fu deportato in Germania.

Pesce Chiappa

“Pesce Chiappa sembra un sedere. Glielo dicono tutti”. Stanco di essere preso in giro per il suo aspetto e di essere fonte di divertimento per gli altri pesci, va in esplorazione dei fondali marini. Si ritroverà in un modo affascinante dove farà numerosi incontri, fino a quello che cambierà le sue prospettive.

Amore zoppo

“Sull’argine c’è una donna, Rina è il suo nome. Rina ha diciott’anni, il passo incerto, e una borsa carica di coraggio […] il posto di blocco è alle sue spalle, ormai lontano. Disarmato a compassione trema anche il più nero dei cuori. Impotente s’arrende il soldato d’innanzi all’amore zoppo”. È narrata in forma poetica e accompagnata da belle illustrazioni, la storia della nonna dell’autore, che la poliomielite aveva lasciato zoppa fin da piccolissima e che viveva gli stenti di una delle tante famiglie contadine della pianura del bolognese. Non poteva neanche pedalare e usava la bicicletta solo come appoggio al suo camminare e affrontare posti di blocco con una borsa piena di bottiglie di latte e ben altro nel sottofondo. Una delle tante donne che non ha poi chiesto riconoscimenti né onorificenze, scuotendo la testa mentre diceva Cos’avrò mai fatto di speciale?”.

La mia vita come la vostra

“Le cose sarebbero potute andare diversamente. Le cose potrebbero sempre andare diversamente. Ma chi sarei diventato se non fossi nato con una miopatia congenita? Ci sono vite vissute e vite non vissute, le prime contengono le seconde come l’acqua contiene una bolla d’aria […] sapevo camminare, ma non correre. Sapevo alzarmi da terra ma solo se avevo qualcosa a cui reggermi. All’aperto, sul terreno irregolare, avevo bisogno della carrozzina, che per me significava libertà. Dagli inciampi, dalle cadute, dalla stanchezza. Niente di tutto ciò era una novità: per me era sempre stato così. Sono sempre stato me stesso. Il dubbio era chi sarei diventato […] A un certo punto ho smesso di preoccuparmi quando parlavo con i medici. A un certo punto ho smesso di parlare con i medici, a meno che non avessi un problema concreto e circoscritto per cui chiedere aiuto. A un certo punto ho smesso di considerarmi qualcosa da riparare […] Con queste parole, con questo libro, mi creo uno spazio nel mondo. Se ci riesco, trasformo un pezzetto di mondo, il mio pezzetto, con questo libro, con queste parole”. L’autobiografia dell’autore, un confronto aperto con la propria disabilità e i propri desideri, i pregiudizi e i limiti delle istituzioni e, insieme, una riflessione che attinge all’arte e alla filosofia.