Un testo bifronte per raccontare attraverso immagini coloratissime e brevi, intensi, pensieri dove vanno i nonni e le nonne quando non li troviamo più ad aspettarci a casa, davanti alla scuola o sulla panchina del parco. Un percorso poetico che aiuta ad accettare l’assenza e a coltivare i ricordi perché restino una ricchezza.
“All’inizio non ci avevo fatto troppo caso ma quando la mamma ha cominciato a rimpicciolirsi ogni giorno di più, quella strana situazione non poteva di certo passare inosservata”. Sander vive da solo con la sua mamma e, quando scopre che sta diventando sempre più piccola, è costretto ad accudirla e proteggerla mentre cerca di capire cosa sta succedendo. Per evitare che le succeda qualcosa di male la porta anche a scuola con sé e non la perde mai di vista. Un giorno, però, improvvisamente scompare e il ragazzino non sa da che parte cominciare a cercarla. Un racconto apparentemente leggero ma che dice quanto sia importante essere visibili e riconosciuti come persone e quanto questo giochi sull’autostima e sulla ricerca di un proprio posto in relazione agli altri. Il libro è stampato seguendo criteri di alta leggibilità che lo rendono accessibile a tutti.
“Io ce l’ho qualcuno a cui voler bene. Si chiama Fabrizio Fiorini, e secondo me Fabrizio Fiorini è un nome celestiale. Celestiale è una parola che ho letto sopra un libro e mi è piaciuta, così me la sono presa per dire la qualità principale di Fabrizio Fiorini, che è la celestialità. Ma la parola celestiale è appropriata anche per il gusto delle patatine fritte, per il suono del violoncello, e per le canzoni dei Madredeus, che sono un gruppo del Portogallo di quelli che piacciono a me […] certe volte mi sembra che le parole siano potenti, e che mi portino altrove anche se la macchina non ce l’ho, e nemmeno la patente, e mi tocca stare in mezzo alla nebbia”. Maddalena, voce narrante, Fabrizio e Ivano: tre adolescenti alle prese con se stessi, l’amore e la ricerca di certezze. La prima innamorata delle parole (e di Fabrizio Fiorini!) e ben consapevole della loro potenza, il suo innamorato timidissimo e apparentemente non in grado di usarle, le parole. Ivano, invece, il fratello di Maddalena, apparentemente delle parole non sa che farsene ed è in guerra con il mondo intero. Ma anche per lui le parole saranno un’ancora di salvezza.
Una semplice storia di bambini e bambine, raccontata da Nico, unico maschio in una famiglia allargata di sole donne, dove vive anche la cugina, manco a dirlo con lo stesso diminutivo. A decidere i nomi dei due bambini è stato l’affetto per la bisnonna Nicolina, arzilla vecchietta ben consapevole dei propri diritti. In uno scambio continuo di ruoli che vede la bambina molto più brava del cugino in matematica e appassionata suonatrice di tromba mentre lui preferisce il violino e le materie letterarie, la storia si snoda leggera mentre suggerisce che ciascuno deve seguire i propri desideri e le proprie inclinazioni a prescindere da quanto vorrebbero pregiudizi e consuetudini.
“Decifrare la mia lingua è già un’avventura. Inseguo parole ballerine che vanno e vengono su labbra mute […] ho una vita fatta di fili ed elettronica e l’altra di eterno silenzio. E nessuna è interamente mia”. Le riflessioni su stessa di una bambina che sta facendo i conti con la presa di coscienza della propria sordità che sta cercando la sua identità e il riconoscimento da parte degli altri.