Andiamo oltre
Un libro denso, un intreccio di concetti e di riferimenti che si concretizzano poi attraverso la pedagogia istituzionale nell’incontro di realtà problematiche che richiedono interventi pratici e organizzativi. Pubblicato dopo la scomparsa di Andrea Canevaro, il libro raccoglie spunti, nodi cruciali, esperienze e riflessioni nel campo dell’educazione e dell’inclusione che hanno sempre mosso il suo agire, per ripensarli e promuoverli all’interno della nostra società. Come dice Emanuela Cocever “non è un libro sulle persone con disabilità. È un libro che fa riferimento alla realtà e di conseguenza è con, anche, persone con disabilità, che a volte entreranno in scena inaspettatamente. Abitiamo un unico mondo e la sua esistenza è nella pluralità”.


Il lavoro è un elemento fondamentale nella costruzione dell’identità. Per un ragazzo o una ragazza con disabilità, in particolare, svolgere un’attività lavorativa significa avere la possibilità di condurre un’esistenza simile a quella di chiunque altro, di raggiungere la realizzazione di sé, la sicurezza, il successo. Significa uscire dall’isolamento, ma anche da quelle dinamiche assistenzialistiche a cui troppo spesso, invece, la persona con disabilità è soggetta. Ma, sostengono gli autori, è necessario partire dalla scuola, dalla valutazione reale della qualità dell’inclusione e dai principi metodologici, pratici ed etici a cui deve far riferimento per poi impostare un percorso di alternanza scuola-lavoro che valorizzi le differenze di ognuno. Tale percorso può risultare un grande arricchimento non solo per gli studenti, ma anche per lo stesso ambiente lavorativo.
“Non parlo, ma mi faccio capire. Non cammino, ma vado ovunque. Non scrivo, ma avete letto il mio libro. Siete stati dentro la mia vita, in mezzo alle foglie che strappo a scuola, ai compiti che evito, alle patatine che amo, alla Nutella che venero, ai silenzi pieni, alle occhiate furbe, ai momenti in cui la mamma crede di avermi capito e io invece la frego. […] Ogni giorno è una curva, una salita, una rampa sbilenca, ma anche una risata, una pacca, un panino, una scena epica a scuola. Sono così. Ci sono nato. Non perfetto, ma preciso […] Sto andando. E basta. Tanto non serve parlare per farsi capire. Basta ascoltare bene. E sentire chi pensa”. Davide ha tredici anni, una mente brillante e un modo tutto suo di affrontare il mondo. La sua mamma ci regala il racconto delle sue giornate condito da una generosa dose di ironia e un pizzico di sarcasmo.
“Una mattina mi sono svegliato, ho preso del cartoncino nero, un pennarello bianco e ho disegnato questo personaggio questo personaggio che racconta la mia resistenza. Da quando mi sono ammalato ho iniziato a fare sogni bizzarri e turbolenti, ho una iperattività onirica, la sera non vedo l’ora di andare a dormire per sognare e tradurre i miei sogni bianco su nero. Oramai è diventata un’esigenza”. L’autore, cui è stato diagnosticato il Parkinson da adulto, ha ideato il personaggio di questo libro, un omino con gambe e braccia tremolanti, con cui tentare di esorcizzare la paura e far capire che il Parkinson non è solo tremore, perdita di equilibrio, dolore e difficoltà nel linguaggio, ma una malattia che porta a chiudersi in se stessi lasciando spazio al senso di inadeguatezza, alla paura del giudizio e alla perdita di spontaneità nella relazione con gli altri.
Il volume esplora come l’utilizzo delle tecnologie possa favorire la partecipazione di tutti gli studenti alla vita scolastica. In particolare, fornisce esemplificazioni sull’uso di strumenti tecnologici e non solo in presenza di alunni con sviluppo atipico. Dopo aver riflettuto sulla qualità dell’inclusione scolastica e sui fattori che rendono un contesto inclusivo, le autrici approfondiscono, anche con numerosi esempi, l’esame delle app educative, le potenzialità del loro uso e come l’uso della robotica a scuola stia assumendo un ruolo sempre più significativo nel trasformare le pratiche educative.