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Giorno: 7 Aprile 2016

Melody

“Non posso parlare. Non posso camminare. Non posso mangiare né andare in bagno da sola. E’ una bella sfiga […] quando gli altri mi guardano, immagino che vedano una ragazzina dai capelli corti, ricci e scuri legata a una sedia a rotelle rosa. A proposito, non c’è niente di tenero in una sedia a rotelle rosa. Il rosa non cambia una virgola […] Vedono forse una ragazzina dagli occhi scuri pieni di curiosità. Ma un occhio è leggermente fuori fase. La testa le traballa un po’. A volte sbava. E’ davvero munita per essere una ragazzina di dieci anni e nove mesi […] sono incapace di dimenticare qualcosa: tengo stipato nella mia mente ogni attimo della mia vita […] soprattutto però ricordo le parole. Ho capito molto presto che nel mondo là fuori c’erano milioni di parole. Tutti intorno a me erano in grado di dirle senza sforzo […] Tutti si esprimono con le parole. Tutti tranne me. E scommetto che la maggior parte della gente non è consapevole del vero potere delle parole. Io invece sì. I pensieri hanno bisogno di parole. Le parole hanno bisogno di voce. Io adoro il profumo dei capelli appena lavati della mamma. Adoro sentire la barba ispida del papà, prima che si rada. Ma non ho mai potuto dirglielo”. E’ Melody che racconta, di sé, della sua famiglia, della scuola speciale che frequenta, della sua voglia di comunicare e di essere come tutti gli altri. Una voce potente e commovente che incarna quella di tanti altri bambini, e non solo, a cui è negata questa possibilità. Sono rari i libri per ragazzi in cui viene rappresentata con realismo e delicatezza una disabilità motoria e di comunicazione grave: Melody permette ai tanti ragazzini con lo stesso tipo di deficit di riconoscersi e vedersi rappresentati. Di esistere e di avere voce.