Mira #primobacio #arte #famiglia
Un nuovo episodio per Mira che abbiamo già conosciuto. La bambina sta crescendo, la sua vita include adesso anche il papà e la sua nuova famiglia e la convivenza non è sempre facile. Ma, si chiede, il suo papà sarà poi il suo vero papà? La lettura dei vecchi diari della mamma non le dà risposta ma sarà la mamma stessa a rassicurarla. Intanto la ragazzina incontra Jonas per cui prova una forte simpatia. Sarà amore? Il libro è stampato con criteri di alta leggibilità che lo rendono fruibile anche da chi ha difficoltà di lettura.
Mino piccolo topo
Il piccolo libro segue la giornata di Mino, un topino vivace e curioso. Sono tanti i NO che il piccolo dice nel corso della giornata mentre cerca di fare da solo. E sono tante le strategie che deve trovare la sua mamma per convincerlo a fare le cose e ad accettare il suo aiuto mentre piano piano impara ad essere autonomo.
I bambini si rompono facilmente
“Ho voluto scrivere dei bambini che si rompono, dei bambini rotti che si rialzano e che ho conosciuto, ascoltato a lungo o di sfuggita per momenti così intensi che restano eterni […] ho provato a utilizzare la scrittura breve come un’antenna capace di intercettare una frequenza che spesso non sentiamo. Il discorso sotterraneo dei bambini, il loro ammaestramento. I bambini sono maestri che insegnano instancabilmente, in ogni istante”. Mamme fragili che rischiano di sbriciolarsi, nonne arrabbiate e urlanti, adulti distratti o troppo accalorati che criticano, giudicano, sentenziano. E i bambini di Silvia Vecchini rischiano di rompersi, forse si sono già rotti, ma qualche volta sono così forti e precisi da saper aggiustare i grandi in pericolo, e da aggiustarsi da soli.
C’è un albero in Giappone
È un albero di cachi che ci trasporta a Nagasaki e racconta del giardino dove fu piantato e della famiglia che se ne prese cura. Racconta anche delle guerre che ne hanno rattristato le giornate mentre i bambini gli giocavano intorno. Narra, infine, della bomba atomica e della distruzione che ha seminato. Nel 1945, un albero di cachi sopravvisse davvero e da oltre vent’anni il Kaki Tree Project consegna ai bambini di tutto il mondo le pianticelle di seconda generazione nate dalla pianta madre, chiedendo loro di allevarle e di produrre espressioni artistiche che abbiano come tema l’albero di cachi. Perché nell’arte risiede la capacità di immaginare il dolore altrui e la forza di creare un mondo nuovo.
Come d’aria
“Desideravo la bellezza, l’ho detto. E tu, a dispetto degli occhi molto ravvicinati e delle sopracciglia unite, nonostante lo strabismo e la microcefalia, sei sempre stata una bella bambina. Si può dire che la bellezza sia stata insieme la tua condanna e la tua salvezza […] all’inizio questo mi infastidiva, mi domandavo se fosse giusto che gli altri si avvicinassero a te solo perché eri bella. Ma poi in quel “solo” ho trovato il senso più nobile e profondo della parola bellezza. Ho pensato che ciascuno di noi riceve almeno un dono dalla vita e che, nella sfiga generale, tanto vale approfittarne. Desideravo la bellezza e l’ho avuta: ho avuto te […] sono qui sdraiata sul letto e ti scrivo mentre fuori piove […] la tua badante diventa anche la mia. La domenica il babbo ci solleva entrambe dal letto […] finirò con disciogliermi in te? Sono Ada. Sarò D’aria”.

